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L’arte dei BIJOU

Una mostra, “L’ARTE DEL BIJOU ITALIANO” a Palazzo Reale, Milano  ci permette di parlare su come esporre i bijou. Sono accessori, che completano il look  e raccontano la nostra personalità.   Sono spesso oggetti d‘arte e di design,  segnano i cambiamenti del gusto e dei tempi. Un  visual merchandiser sa che gli accessori aiutano a completare un out-fit , brillano in vetrina, vestono un manichino e creano desideri. Sono accessori strategici . Se non siete specialisti del settore, per favore non eccedete . Gli accessori e i bijou valorizzano un capo di abbigliamento una vestizione , ma non devono prevalere, mai.

Visual merchandising per il bijou 

Siete un negozio, che vende bijou o gioielli? Ecco allora le leve strategiche da usare per presentare al meglio e vendere i vostri prodotti:

  1. strutture espositive
  2. luce
  3. colori e materiali
  4. presentazione per gruppi

Le strutture espositive per i bijou e i gioielli,  che sono articoli   freddi  http://www.milanretailstore.com/visual-merchandising-per-la-casa/ , come quelle utilizzate nella foto sono fanno la differenza.

Collana Versace

Versace Collana Conchiglie e stelle marine metallo dorato, strass Mostra “L’ Arte del bijou italiano”

                             

 

Valorizzano il prodotto e lo portano verso gli occhi del cliente. Presentarli in piano non è efficace risultano piatti e poco leggibili. Insomma animateli, sospendeteli, usate la forza della trimidensionalità. Usate la luce, come i gioielli , i bijou brillano quindi vanno illuminati. Per renderli più preziosi potete concentrare sul prodotto la luce e lasciare zone di ombra. Come in un teatro un uso sapiente della luce porta l’occhio del cliente leggere i dettagli. E un pò di buio fa sognare. E i gioielli ed i bijou sono accessori, ornamenti:  li acquistiamo per noi, per regalarli . Appartengono alla sfera dei desideri dei sogni, non dei bisogni. Fate un ragionamento sui colori delle pietre, sui materiali, sui mettali e i materiali. Evitiamo la confusione.  Ragionate sugli stili , sulle diverse lavorazioni e cercate di allestire a gruppi, così da fare una proposta totale per il cliente: anelli, orecchini  e collana nello stesso stile.  Oppure una logica di raggruppamento per funzione : anelli assieme sempre creando piccoli gruppi per stile o materiale . Ci sono magari pezzi importanti  per prezzo , per novità, design che invece vanno presentati da soli. Il visual merchandising chiama  questa tecnica di allestimento  “isolamento“: una collana importante presentata da sola, per focalizzare l’attenzione del cliente e creare un desiderio.  Ricordate sempre che la percezione visiva dice che noi vediamo a gruppi, quindi raggruppate i prodotti  dello stesso designer o che soddisfano lo stesso  bisogno/  desiderio :  tutte le fedi nuziali assieme in una stessa teca, struttura espositiva , ma sempre per logica di prezzo, target, cliente e lavorazione.

Una mostra per ispirarvi

A Palazzo Reale , www.palazzoreale.it , in occasione dela settimana milanese della Moda Donna,dal 19  febbraio al 2 marzo 2016 , è stata allestita nelle splendide Sale degli Arazzi la mostra  “L’ARTE DEL BIJOU ITALIANO”, che ripercorre la storia degli accessori più glamour dagli anni ’50 ai 2000. Arte, moda e design si fondono nel percorso di questa mostra, promossa e prodotta da Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale, Fiera Milano e HOMI, il Salone degli Stili di Vita di Fiera Milano,  http://www.homimilano.com/.

Il percorso della mostra, curata da Alba Cappellieri e Lino Raggio.,  si snoda attraverso bijoux d’autore dagli anni Cinquanta al Duemila, ripercorrendo la storia di questo prezioso accessorio attraverso 300 pezzi unici firmati da stilisti e designer di fama internazionale. Un viaggio nel tempo che porta i visitatori alla scoperta delle creazioni realizzate per grandi stilisti come Giorgio Armani, Ugo Correani, Gianfranco Ferrè, Franco Moschino, Luciano Soprani, Valentino, Gianni Versace. Una fonte di idee, storie ed ispirazioni per i visual merchandiser.

Foto credit Fiera Milano 

 

 

visual merchandiser: il ruolo

Lavorare come visual merchandiser è una bellissima opportunità. Il visual merchandiser è un ruolo cercato da molte Aziende , fate una ricerca su  fashion job  http://www.fashionjob.it  o consultate le ricerche su linkedin , così scoprirete la ricerca di  visual merchandiser. Il visual merchandiser è, per me,  il regista della “shopping experience”.  ” Noi siamo quelli che stanno dietro le quinte, a lavorare per creare l’effetto complessivo, anche se sono i responsabili degli acquisti a scrivere la storia e forniscono il contenuto. Siamo quelli che devono infondergli la vita. “ ha detto Tony Morgan, https://www.facebook.com/Tony-Morgan-Visual-Merchandisng-191745601807/,  visual merchandiser di Selfridges , www.selfridges.com.  Ci vuole tanta passione, motivazione e competenze trasversali. In Italia il visual merchandiser è stato identificato  con il vetrinista fino agli anni 90. Un mercato competitivo e globale, il cambiamento nella struttura delle Aziende  portano il visual merchandiser a occuparsi di  vetrina e di lay out interno. Il visual merchandiser si occupa di store mono-marca , di corner, di showroom e di eventi.   Le mansioni del visual merchandiser sono diverse, il contesto aziendale definisce il profilo e lre opportunità di carriera.

la sede di IED Venezia

                       La sede di IED Venezia

Le competenze del visual merchandiser sono.: creatività  e problem solving , sensibilità per trend e marketing, saper formare e lavorare in un team, leadership,flessibilità  e molta  resistenza allo stress, velocità e manualità. Il visual merchandiser lavora con le mani, veste un manichino, con la testa , deve avere chiari tempi e priorità , con le persone in store o in Azienda. molti gli  sviluppi di carriera: Junior/senior  visual merchandiser ( reparto o store) ,Visual di area o zona,Visual di category ,Visual trainer,Visual merchandising coordinator,Store planner ,Grafic e Digital signage ,Visual merchandiser free-lance. Come prepararsi . è bene partire da quello che si sa per proprio percorso si studi. Un laureato/a  in architettura  può diventare un visual merchandiser dedicato allo store design, chi ha studiato come fashion designer può essere un visual merchandiser in store e lavorando con i buyer sviluppare visual book . Per formarsi un’opportunità a Venezia http://www.ied.it/venezia/scuola-moda/corsi-specializzazione/visual-merchandising/CCG2808I. Vi aspetto

 

Food: ispirazioni per i visual merchandiser

Food, un prodotto che si acquista per bisogno e piacere . Tutti i giorni in tutti i luoghi. Ha un un ciclo di vita breve a volte, i freschissimi brevissimo . E’  protagonista a Expo 2015 . Il food e’ una delle eccellenze del made in Italy.  Si acquista attraverso molti canali si consuma tutti giorni, in tutti i luoghi o così si spera. Il  food è un settore di sperimentazione e fonte di ispirazione trasversale. il food aiuta a leggere le tendenze di consumo e di comunicazione.Il marketing sensoriale ed esperienziale è parola chiave per catturare il consumatori . In Italia a fare da apripista  un’Azienda Algida che ha lanciato il Magnum 5 Sensi in edizione limitata, con una comunicazione  tutta sui sensi e non solo sul prodotto .

Pensiamo ad alcuni trends partiti dal food che hanno velocemente contaminato altri settori . Altro spunto, il fashion è sempre più interculturale , per ragioni di mercato e di creatività esprime una fusion di spunti presi da paesi diversi , ma la tendenza è partita ancora prima dagli scaffali dei supermercati che si sono riempiti di proposte di altre cucine o dal successo anche nel nostro paese di ristornati “etnici”,  prima del taglio sartoriale a kimono in una collezione, di un mood c’è una tendenza “sushi”.  Parliamo di biologico , di eco sostenibile , di kilometro zero , prima di arrivare al fashion o al design abbiamo iniziato a partire dagli anni 70′ dal food , ad alimentarci prima che vestirci in modo più consapevole.

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Ed ecco la prima ragione per cui chi si occupa di marketing e di visual merchandising deve  osservare il food.Una seconda buona ragione è che il food , usa molto materiale P.o.p , signage  in store. E lo usa davvero bene , per messaggi , quantità , supporti e distribuzione .Usa sia il digital signage , l’insegna Pam lo sta sperimentando nei super, che la tradizionale cartellonistica . Eataly è fortissima nella comunicazione anche in store esteticamente gradevole, originale e coerente , ordinatissima e con informazioni rilevanti e in quantità mai eccessiva. www.eataly.net/it_it/, per anche  vedere gli spazi a Milano. Sempre a Milano consiglio di visitare in Zona porta Genova mercato metropolitano http://www.mercatometropolitano.it/, la riqualificazione di un ex scalo ferroviario 15000 mq. di farmer’s market con eventi, street, food e uno spazio godibile sia all’interno che all’esterno. Di mercato metropolitano parleremo ancora sul blog quindi iscrivetevi alla newsletter per restare aggiornati.

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i segreti del manichino

La parola manichino deriva dall’olandese “manneke” che significa piccolo uomo, che poi si evolve nella parola francese “mannequin”.  I precedenti dei manichini sembrano risalire già al 1500, figure in somiglianza di Madonne o sacre , da usare nelle rappresentazioni mentre nel 700 , nella sartoria si utilizzavano delle piccole figure, quasi delle bambole dove in scala presentare le creazioni. A Venezia  i manichini erano chiamati “piavole de Franza”, bambole. Alla metà del 1800 quando nascono i primi department store con le  prime vetrine come spazio proprio e l’uso della luce artificiale, si diffonde l’uso dei manichini antropomorfi per presentare gli abiti alla moda,  realizzati con diversi materiali come la cera , la cartapesta il legno. I volti compaiono a integrare i  manichini sartoriali. Spesso i tratti del viso sono ispirati o imitano le personalità del tempo, con effetto di attrazione e interesse . In questo periodo il manichino è un semplice supporto, a volte è una sagoma senza testa, spesso in fil di ferro o vimini. E’ solo a partire dai primi del 900 ,  che il manichino si struttura e ha una maggiore diffusione , mentre si sperimentano  nuovi materiali. Negli anni venti debuttano anche figure maschili  e i volti , il “trucco e parrucco” riflettono le caratteristiche del tempo.  Gli anni 40 sono caratterizzate da forme austere , riflesso del periodo bellico mentre la rinascita del dopoguerra si esprime in pose ed espressioni più sorridenti e forme in carne.  A partire dagli anni 70 anni 80 con la diffusione e lo sviluppo di punti vendita mono-marca  il manichino viene personalizzato dai brand e in alcuni casi disegnato personalmente dagli stilisti.  con il risultato che alcuni sono delle vere e proprie opere d’arte dove l’estetica prevale sulla funzionalità. Il manichino aiuta la rotazione del prodotto, capi e accessori esposti sul manichino si vendono 4 volte in più di altre esposizioni . La figura antropomorfa , il volto catturano l’attenzione immediata in vetrina e animando il lay out all’interno dello store , il cliente si deve identificare quindi il primo segreto è costruire un manichino sul target , con taglie, struttura fisica , caratteristiche adatta al mercato di riferimento.

manichiniLa Rosa per Agnona

manichini La Rosa per Agnona

Personalizzazione vuol dire che devono riflettere per stile, pose , colori, materiali il brand e il mood delle collezioni. C’è la possibilità di fare dei “refresh” intervenendo anche con delle vernici per rinnovare la texture. Manutenzione : cura del dettaglio e maneggiare con cura uno strumento così importante e a volte delicato . Formazione sulle vestizioni , ma su come smontare e montare correttamente un manichino, sul come posizionare perfettamente” trucco e parrucco.” Interazione, in vetrina e in store si creano dei gruppi di manichini , che devono interagire nelle pose tra loro , quindi attenzione alla composizione. Si possono acquistare manichini meravigliosi , ma se disposti male troppo distanti o senza rispettare raggruppamenti o tridimensionalità il risultato è scarso. Una buona pratica è acquistare i manichini in gruppi dispari e già pensando a come farli interagire tra loro.

expo 2015 visual tips

 

Quali sono le strategie per sfruttare Expo 2015 ?Abbiamo scelto alcune parole chiave.
Sorprendere:  ci sono molti eventi in Expo 2015 e  molti eventi fuori Expo : incontri , inaugurazioni, eventi e padiglioni , architetti e nazioni. Tra tutti questi stimoli il primo tips è essere diversi ed originali .
Anticipare : per farsi vedere forse val la pena di partire prima per catturare anche tutti gli adetti ai lavori che arrivano in città in anticipo, prima dell’apertura e magari sono proprio il target con cui comunicare  : stampa, business partner ,  enti di promozione culturale ed istituzionale .   Senza scordare può per alcuni brand un target interessante e rappresentano sicuramente i consumatori del futuro gli studenti ,  che vedono in Expo 2015 un ‘opportunità di lavoro , conoscenza ed esperienza .  La foto che apre questo post è il flagshipstore Richard Ginori a Milano, inaugurato al aprile , esempio di sorprendere per il concept straordinario e di anticipare. www.richardginori1735.com.  Posticipare 1 : durante questi mesi chiedersi  dove vanno e cosa fanno gli addetti ai lavori quando finiscono la kermesse , la visita e gli incontri? Di cosa  hanno bisogno i visitatori ? Cosa desiderano? Dove vanno? Come posso intercettarli?
Posticipare 2 . Expo 2015 lascierà una coda , ci saranno persone che resteranno ancora , adetti ai lavori ma anche la visibilità sulla città di Milano  resterà per qualche mese . Un attenzione e risonanza mediatica fino a dicembre 2015 almeno . Un buon tempo , un periodo per  per inaugurare negozi, sperimentare format , mantenere un altissimo livello di comunicazione attraverso le vetrine . Può essere ancora un buon momento per  lanciare un prodotto una linea grazie ad un pop up store .
Esplorare. C’è un tema principale di Expo 2015 , il food il cibo o l’alimentazione . Ma anziché tuffarsi nel “main stream”  perché non esplorare tutto quello che è vicino , collaterale e creare originali relazioni. Per aver successo un prodotto,un marchio, una vetrina, un evento non devono necessariamente seguire i percorsi principali ai lati . Quindi anche qui farsi delle buone domande. E rispondere con creatività .
Cosa è vicino al food? Cosa significa alimentazione? Sono vicini al food gli universi della salute, delle bellezza , del benessere , ma anche della sostenibilità e dei diritti. Cosa si può fare con il “food” ? Abiti per esempio come quelli presentati nella bellissima exbition “Textifood”   inaugurata il 2 maggio 2015 , ecco un esempio di posticipare all’Istitut Francais di Milano, http://www.lille3000.eu/milan2015/it/textifood che sarà aperta fino al 14 luglio e che racconta le sinergie tra industria alimentare e tessile , presentando abiti e tessuti ricavati dalle fibre di  arancia, limone, ananas, banana, noce di cocco, ortica, caffè tra gli altri o da molluschi.

un abito della mostra

un abito della mostra Textifood

Infine de-localizzare, cosa vuol dire che Expo 2015 ha cambiato la viabilita’ e il traffico di milano, ma anche l’accessibilità . In pratica si possono trovare nuove location per pop up , showroom , nuovi format commerciali in zone una volta marginali. Ripensare le zone magari risparmiando sui costi di location per investire nell’experience.

 

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Department Stores a Milano

L’ esplorazione dei department stores a Milano stimola chi si occupa di visual merchandising.  I più famosi sono Rinascente Duomo, www.rinascente.it/ , Coin in Piazza   5 giornate http://www.coin.it/stores/milano-piazza-cinque-giornate  , Excelsior Milano http://www.excelsiormilano.com/it  e l’ultimo  building  aperto è Brian & Barry in San Babila http://www.brianebarry.it/.

Brian Barry Milano 

Il building ha aperto circa un anno in piazza  San Babila accanto al Quadrilatero della Moda e a Corso Vittorio Emanuele:  la principale via commerciale della città dove si affacciano le vetrine e gli store di brand italiani e internazionali . La particolarità è il building,  che diventa la vetrina ed una superficie importante di 6000 mq.  distribuiti su più piani. Per i visual merchandiser , una struttura complessa su più piani con opportunità e limiti.  Un ampio spazio è dedicato al food.  Eataly, http://www.eataly.net/it_it/negozi  è assieme a Sephora, www.sephora.it  uno dei main partner del progetto.  In Brian & Barry sono 6  le principali categorie merceologiche : food & beverage, abbigliamento ed accessori, home decor, profumeria, tecnologia, orologeria, e gioielleria. Una superficie complessa con molti e diversi marchi presenti attrae il consumatore , sopratutto di passaggio e  offre stimoli  per il visual merchandising. Il  department store offre al cliente un’autentica esperienza di shopping, infatti in  un unico spazio il cliente , sopratutto straniero e di passaggio, a Milano per Expo può acquistare in breve tempo e in un unico spazio merceologie diverse.

Un retail tour 

Un retail tour che includa Brian & Barry ed altri deparment store permette, a buyer , visual merchandising , retail manager  di cogliere spunti da settori diversi dal food al fashion in un unico luogo , in breve tempo.  da osservare:  chiarezza espositiva,  reddittività dello spazio, traffico e comunicazione in store.

La sfida 

Gli  store si vivono con il corpo ed i sensi,  una superficie grande e complessa , che si sviluppa su più piani permette al cliente di personalizzare il percorso, magari saltando i piani che non interessano ma di fruire di un’esperienza più interessante e stimolante.  Ogni piano è un mondo a sè con arredi, stimoli sensoriali, materiali propri. Cosi ad ogni ingresso, allo sbarco delle scale mobili per esempio, il cliente è sorpreso, stimolato ed incuriosito e la sua disponibilità all’acquisto aumenta.L’ importante è che riesca ad orientarsi da solo tra le varie proposte, così la comunicazione in store diventa ancora più importante.  Materiale POP , directory di reparto, interazione tra punti focali e punti display sono gli strumenti  per creare  la mappa del percorso.  La sfida: un visual merchandising che renda piacevole ed aumenti la permanenza del cliente in store, se si sta bene fisicamente si è più disposti a vedere, provare e quindi acquistare.

Spero di avervi incuriosito e se volete sperimentare il format department store seguitemi.

Milano e il visual merchandising

Milano è una grande fonte per il visual merchandising e il retail. Milano è  una vetrina ed una città dalla grande visibilità internazionale . Qui  si sperimentano idee , nuovi format e concept . I brand globali aprono a Milano flag-shipstore  e organizzano eventi , legati a momenti come le settimane del design o il Salone del Mobile. Milano è il luogo di ispirazione per i visual merchandiser . Milano si nutre e vive di fashion, food e design,  ma non solo. A Milano trionfa la bellezza . Un category killer come Sephora ha occupato location strategiche www.sephora.it ed è presente fino dall’arrivo a Stazione Centrale . A Milano il beauty qui l’Oreal ha aperto, a dicembre,  dopo Parigi il suo mono-marca dedicato al make up. Un luogo dove poter presentare in un concept dedicato tutti prodotti make up e trattamento, che di solito vivono separati nei normali canali distributivi.

lorealmakeupdesignerparis

Milano è anche cultura fuori dal”  main stream” con rassegne cinematografiche tematiche , editoria indipendente, musica e nonostante per chi vive in città questo non è evidente , attenzione  all’eco-sostenibilità e alla mobilità sostenibile. Milano ha ancora molti negozi storici e indipendenti, dalle  profumerie selettive a negozi di tessuti per la casa  particolari. Milano è contaminazione dove mondi diversi si incontrano e i trend si esplorano.Qui potete vedere vetrine che raccontano il meglio del “made in Italy” , raccontano storie a partire dal prodotto, vetrine “digitali” e edifici vetrina , qui “store” e retail design parlano di sostenibilità di “green”. Come la vetrina di Maliparmi, marchio italiano di ricerca che ha aperto un secondo spazio a Milano e con cui abbiamo aperto questo blog.