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Neuromarketing in vetrina

Come creare vetrine che coinvolgano il consumatore? Il post è dedicato ad un tema formidabile per un visual merchandiser: il  neuromarketing.  E’ sempre più difficile leggere i comportamenti dei consumatori.  I tradizionali strumenti non bastano più. In questo articolo condivido i contributi che le neuroscienze, offrono al visual merchandising, nella creazione di vetrine coinvolgenti ed emozionanti.

Cosa imparo, insegnando.

E si andare ad insegnare, specie se il livello dei corsi e dei partecipanti è molto alto come nelle attività di Retail Institute Italia , è per me sempre occasione di grandissimo scambio e opportunità per fare  nuove ricerche. Chi mi conosce sa che il tema neuromarketing , come le neuroscienze indagano i comportamenti ,  mi appassiona molto , a cui ho già dedicato un post.

Mettiamo al centro le emozioni dei clienti.

Le  emozioni al centro, perchè sono queste che determinano le nostre scelte come esseri  umani prima e poi clienti. Non abbiamo a che fare con consumatori, ma essere umani. Con i loro sensi, emozioni, comportamenti.  Io insisto moltissimo nei miei “speech”, training, docenze,  insomma  ovunque su questo tema, e il neuromarketing aiuta a comprendere. Ecco  due esempi:

  1. Dentro un mall, che non conosciamo i nostri sensi  sono all’erta e possiamo sentirci disorientati e persi.
  2. Dentro un negozio piccolo con un’alta densità espositiva ci sentiamo oppressi e non vediamo l’ora di uscire.

Come animali persi e iperstimolati ci muoviamo in una giungla metropolitana. Per sopravvivere,    leggiamo il mondo attraverso i sensi .

Il nostro cervello elabora con una velocità impressionante moltissime informazioni. La presa delle decisioni per il 90-95 per cento avviene a livello inconscio, compresa quella davanti ad una vetrina di entrare o no in un negozio. Allora cosa possiamo fare? Capire e fare ricerca, a partire dal neuromarketing.

Neuromarketing in vetrina

Vetrina Valentino Milano. Il movimento dei manichini.

Fare la vetrina con il neuromarketing

I tips che vi propongo sono per buona parte tecniche che i visual merchandiser mettono già in pratica, empiricamente, ma le motivazioni possono aiutarci a sostenere scelte nell’allestimento. Ecco come applicare il  neuromarketing in vetrina:

1) Semplicità. Il visual merchandiser sa che una vetrina, troppo carica di elementi non attrae, non vende. Perche? Impegna troppo le nostre facoltà cognitive.

2) Forma e colore . Il colore, i contrasti di colore, attirano  istintivamente. Il colore è il primo elemento,  che riconosciamo, poi le forme e poi i numeri e le parole. Per la nostra sopravvivenza, quando prima di essere animali persi in giungle d’asfalto, abitavamo boschi e foreste  riconoscere subito il rosso, colore del sangue, ma anche della frutta matura era essenziale.  Il  rosso è il colore che riconosciamo nel tempo più breve.  Allora? Sono più impattanti vetrine che giocano con i contrasti di colore, inoltre favorisce la leggibilità del prodotto. A  livello di forme funziona molto bene anche il contrasto tra oggetti piccoli e oggetti grandi. Utilizzando il “fuori scala” possiamo rimpicciolire oggetti grandi, una macchina diventa una vetrina di tante macchinine. O ingrandire, una vetrina con la scenografia di un oggetto piccolo, come un orologio ingrandito crea interesse e attenzione.

3) Il potere del movimento. In poco frazioni di secondo,  registriamo del movimento. Immaginate di vedere qualcosa dentro un cespuglio, sarà un serpente, o qualcosa da mangiare? Questo il pensiero veloce dei nostri antenati. Quindi vetrine con elementi scenografici,   che si muovono,  persone in vetrina,  vetrine digitali. Se non avete tutti questi elementi o lo spazio adatto,  create con le tecniche che il visual merchandiser usa: come un  display che suggerisca il movimento. Le pose e disposizioni dei manichini per esempio. Oppure giochi di forme e colori,  anche qui l’arte viene in soccorso del visual merchandiser, pensate ai quadri di Balla e Boccioni o alle illusioni ottiche e percettive.

4) Il fattore umano. Il viso, una sagoma catturano immediatamente. Vi siete chiesti come mai stiamo tornando a manichini sempre più antropomorfi, spesso anche con visi, trucco e parrucco. Certo può essere una moda ma vista dal punto del neuromarketing possiamo dire che la figura umana acchiappa sempre. Il viso è il primo elemento che riconosciamo da piccoli. Quindi ha un potere incredibile, questo vi può aiutare nella scelta dei manichini.  Anche la direzione dello sguardo ci influenza,  infatti, degli esperimenti hanno verificato che se vediamo una modella che in una campagna guarda in una direzione, la  seguiamo. In vetrina attraverso la disposizione dei manichini, ad esempio girando le teste possiamo portare l’attenzione verso l’interno del negozio, o verso un display.

5) La ripetizione e la familiarità. Nei miei corsi, visto che sono un’appassionata lettrice di gialli, cito il personaggio di Hannibal Lecter, ” desideriamo, quello che vediamo”, oggetti che abbiamo più volte sotto gli occhi, ripetuti diventano oggetti del desiderio. Il visual merchandiser sa che per vendere un prodotto, questo vale in tutti i settori, questo deve essere visto prima di tutto, anche più volte.  Meglio se in porzioni di spazio diverse, in vetrina, in un punto display interno, nella comunicazione.  Magari dopo averlo già visto nella campagna media. Sono buoni esempi di questo,   da marchi come Diesel o Nike, che praticano con assoluta coerenza la ripetizione di un pay off, un‘immagine: dai media al negozio.

il colore attrae

Krizia Milano. Contrasto di colore e stampa animalier, iconico del brand.

Per finire

Il neuromarketing aiuta i visual merchandiser, che spesso sono visti dalle altre funzioni aziendali come degli esteti,  impallinati con la cura dei dettagli a sostenere scelte e richieste, magari un budget più alto per cambiare i manichini o alleggerire una vetrina, una parete per renderla più leggibile. Io sostengo che il visual merchandising è uno strumento per raggiungere obiettivi di immagine e commerciali assecondando il modo  naturale di vedere delle persone, comprendendo i loro comportamenti nello spazio. Ogni scelta va poi misurata e proprio a questo dedicherò il mio prossimo post. Per essere sempre aggiornato, seguimi  anche su Instagram.

 

 

 

 

Manichino, protagonista creativo.

Il manichino è un prezioso alleato del visual merchandiser.  A Palazzo Pucci,  durante la scorsa edizione di Pitti Immagine  Uomo, è stato presentato uno straordinario  percorso creativo. I protagonisti sono stati  due marchi storici Made in Italy: Emilio Pucci e Bonaveri. In questo post la descrizione dell’evento , dove i  manichini sono diventati gli  attori principali.

Il percorso e la location a Firenze

Il percorso si è articolato in tutta l’ampiezza di Palazzo Pitti,  dove sono stati esposti dal 12 al 15 giugno  abiti, oggetti, figure ed istallazioni delle due Maison, Bonaveri e Pucci, un tratto in comune : la ricerca di un’estetica perfetta.  L’esposizione è un progetto di Emma Davidge -Creative Director di Chameleon Visual. Questa mostra mi ha davvero ispirato a ripensare al manichino, argomento di uno tra i miei primi post.

Manichino fuori scala

Il manichino gigante all’inizio del percorso. Foto Lapo Quagli

 

Protagonista : il manichino.

Il manichino è protagonista a partire dalla partenza del percorso: il Cortile Centrale con l’Emilio Bar. Una serie di manichini di archivio degli anni 70 sono stati decorati con i colori della stampa “Vivara“,  icona di Emilio Pucci. Un manichino alto 6 metri, un gigante domina la scena.  Spettatori di una sfilata al secondo piano sono 57 manichini colorati con la scala  Pantone di Pucci, 31 colori. Indossano accessori provenienti dagli archivi della Maison. Il Salone Balcone è invece caratterizzato dal bianco e nero, per contrasto. Qui si trova un’istallazione : un caftano animato da 2 ventilatori. L’installazione simboleggia il senso di libertà e leggerezza,  che animava le collezione di Emilio Pucci. I temi decorativi dell’Universo di Emilio Pucci, vanno in scena nella Sala Bianca , 5 manichini protagonisti di istallazioni esaltano i materiali iconici della Maison:

  • paglia
  • frange
  • rouches
  • perle
  • acconciature particolari.

L’artigianalità e la creatività sono un tratto comune tra Bonaveri e Emilio Pucci, infatti al piano terra del Palazzo trova posto un percorso tra Sala del Taglio, del Cucito e il Laboratorio di Decorazione.  Ultima tappa è  lo studio di Emilio Pucci, dove i manichini a misura bambino , indossano la collezione bimba. Qui sono anche esposti  oggetti personali, disegni e schizzi del grande stilista.

Manichini colorati

Galleria di manichini con accessori Emilio Pucci. Foto Lapo Quagli.

Il visual merchandiser, una definizione.

Mi ha molto colpito quanto ha detto Andrea Bonaveri a proposito di questo progetto: ” L’artigianato artistico che dimora in imprese come Pucci e Bonaveri e che si esprime nella capacità degli uomini e donne di costruire centimetro per centimetro la bellezza è il vero protagonista della nostra mostra”. Uomini e donne,  che costruiscono centimetro per centimetro la bellezza , ecco questo è il lavoro dei visual merchandiser. Ogni giorno , tutti i giorni ,  I visual merchandiser , spostando un’attrezzatura espositiva e liberando un percorso, orientando un faretto su un manichino, attaccando con cura una vetrofania in vetrina , centimetro per centimetro costruiscono bellezza , o ci provano… A tutti e tutte costruttori e costruttrici di bellezza auguro  una splendida estate .

Foto di Lapo Quagli

Athleisure: come allestire

L’Athleisure è in grande espansione. Un’ottima opportunità per i visual merchandiser. Nuove aperture di brand, format ed eventi in store. Display dinamici ed emozionali. La scelta del lay out. Il ruolo del materiale P.O.P. In questo articolo la mia analisi e una “case history” molto stimolante.

Athleisure: il punto sul fenomeno

Athleisure è un nuovo termine che nasce dall’Unione “Athletic” e “Leisure”, tempo libero. Punto di partenza è il macro trend dell’attenzione  al benessere, alla salute  alla forma fisica. Il trend coinvolge generazioni di consumatori, diversi per età, valori e localizzazione. Così i retailer dell’abbigliamento sportivo e accessori aprono a nuovi mercati, sperimentano format, aprono store.  Contemporaneamente i marchi del Fashion propongono “capsule collection”, collezioni ispirate al fenomeno  Athleisure. Il successo delle sneaker dura da molte stagioni. Per questo è assolutamente  normale vedere  persone in contesti e di generazioni diversi con out-fit sportivi rivisitati in chiave “glam” o “office”. Anche nella prossima edizione di White , a Milano dal 23 al 26 febbraio, come in quella di gennaio appena conclusa , ci sarà uno spazio importante all’Athleisure.

Le key word dell’Athleisure

Dal mio punto di vista ed esperienza ci sono delle key word, i punti più importanti,  per il retail design e visual merchandising dell ‘Athleisure, ecco la mia selezione:

  • creare un’atmosfera dinamica in store attraverso display e manichini,
  • progettare spazi nel lay out per eventi ed esperienze,
  • costruire il lay out merceologico  per attività sportive e occasioni d’uso , ad esempio il  training e tempo libero,
  • puntare sul materiale p.o.p  per creare un percorso chiaro ed intuitivo , dare informazioni tecniche e stimolare desideri e acquisti,
  • proporre ai clienti “act experiences” , come  farli muovere, allenare, ballare , provare , giocare.

Sono spunti e idee , i più importanti secondo me. Il settore è davvero in espansione, uno tra i più stimolanti e interessanti  per i visual merchandiser e i retail designer.

Case History: Secret Room di AW LAB  Puma Fenty – Secret Room

Il mondo dell’Athleisure è caratterizzato da un retail dinamico con molte iniziative in store sia nei mono-marca che nei multi-brand.  AW LAB  crea molti eventi nei propri negozi e cura moltissimo concept e visual merchandising. Nel flagshipstore di Barcellona  in AV.Portal del Angel ha creato un’area espositiva di grande impatto: Puma Fenty-Secret Room. Lo spazio realizzato nello scorso autunno è dedicato alla collezione FENTY PUMA,  di cui Rihanna è “creative director”.Il progetto  è stato seguito da Fabio Cinquesei, Visual Merchandising & Trade Marketing Manager AW LAB, e Marianna Langella, Visual Merchandising & Marketing Specialist Spain AW LAB. Il concept e il visual merchandising dell’area partono  dalla collezione FENTY PUMA by Rihanna di ispirazione college rivisitato con tocchi gotici e influenze dalla street culture giapponese. E al mondo del college sono ispirati arredi e attrezzature espositive, armadietti in ferro e panchine di ferro per provare le calzature, che ricordano l’atmosfera di uno spogliatoio. A lato della porta d’entrata  due stand di ferro espongono la collezione “apparel”, mentre il prodotto “footwear” è presentato su piccole mensole. I manichini sono su grandi cubi in legno e enfatizzati dall’illuminazione.

visual merchandising Athleisure

AW LAB – Flagshipstore Barcellona

Punto focale della stanza è un grande schermo adiacente agli armadietti dove scorre in ” loop” la collezione, presentata a New York, con una colonna sonora coinvolgente per un’esperienza immersiva e multi-sensoriale .L’iniziativa ha coinvolto anche delle “influencer” spagnole, con notevoli risultati di interazione sui social AW LAB in particolare FB e Instagram  e un aumento del traffico in store.

Vetrine a Natale

I visual merchandiser pensano a Natale tutto l’anno. Le vetrine per le Feste sono speciali, straordinarie, scenografiche.

La vetrina è un teatro, dove raccontare prodotti, marchi per stupire clienti fidelizzati ed attrarre nuovi. E’ uno strumento prezioso e potente. Sempre in ogni periodo dell’anno. Tuttavia,  nel calendario dei visual merchandiser un periodo è ancora più speciale degli altri: NataleVetrine scenografiche o vetrine installazioni, è un momento dell’anno in cui si può sperimentare e liberare la creatività per far sognare i clienti e far brillare prodotti e marchi. Natale è il periodo dell’anno più importante per il fatturato in molti mercati e settori. Nell’edizione di Euroshop 2017 sono stati anticipati i trend per il Natale :
  • urban,
  • tradizione
  •  fantasia
  •  natura

Ho ritrovato, in effetti , questi temi molto generali in molte vetrine viste in questo periodo. Di Natale  quest’anno me ne occupo da agosto:  webminar, workshop, ricerca tendenze e analisi sui punti vendita. Da gennaio 2018 entrerò in modalità “spring-summer”.  Prima però voglio condividere  una bellissima “case history” di Natale, le vetrine  realizzate per Aizone, nel Middle East. Art Director Omar Pallante  di   Arte Vetrina Project .  Produzione Coolest .

Case History :  Vetrine Aizone

Allestite a  novembre le vetrine Aizone, si trasformano in un alimentari di lusso.  Il concept è un supermercato dei sogni , con i reparti griffati. L’atmosfera è surreale, onirica e cattura attenzione ed interesse. Elementi importanti sono i flex neon,  a comporre come sculture di luce scritte semplici ed intuitive. La composizione è veramente un richiamo da lontano e  inoltre di  grande effetto di sera. I gruppi di manichini spiccano sullo sfondo coloratissimo e tra carrelli dorati. Per prima cosa è chiaro il messaggio:  riportare il Fashion nel quotidiano e contemporaneamente  proporre un’idea del Lusso giocosa e divertente.  Il principale  punto di forza nella progettazione ed allestimento è la visibilità.  Sono infatti, vetrine attraenti da lontano e di grande effetto. Una volta catturata l’attenzione da lontano,  l’occhio del cliente incuriosito dai dettagli sicuramente si ferma e legge anche i capi esposti con un’altra percezione.  Le foto sono di Mohammad Mahd.

Art Director Omar Pallante

 

E’ tempo di Natale

Vi lascio alle immagini, che raccontano sopratutto ai visual merchandiser più di mille parole.  Vi do appuntamento al 2018 con un nuovo post. Con l’augurio che il Natale vi permetta di fare i vostri visual tour con piacere e passione tra vetrine originali ed ispiranti come queste.

Vetrine di Natale Aizone. Atmosfera onirica e intrigante.

I neon attraggono anche di notte.

 

 

 

Leggere la vetrina

Vetrina Lorena Antoniazzi, Boutique Cortina dicembre 2016 

La vetrina è lo strumento privilegiato di marketing e promozione del punto vendita. Luogo di storytelling , trasmette il DNA del brand. Il suo obiettivo principale è attrarre , creare emozioni e desideri ed aumentare il traffico in store. Per una catena è strumento di marketing , comunica immagine, posizionamento e identità e  attraverso un’analisi dei dati e risultati , offre informazioni su target e mercato.

Leggere la vetrina

Propongo  nei miei corsi due chiavi di lettura di una vetrina:

1)emozionale

2) tecnica

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L’arte dei BIJOU

Una mostra, “L’ARTE DEL BIJOU ITALIANO” a Palazzo Reale, Milano  ci permette di parlare su come esporre i bijou. Sono accessori, che completano il look  e raccontano la nostra personalità.   Sono spesso oggetti d‘arte e di design,  segnano i cambiamenti del gusto e dei tempi. Un  visual merchandiser sa che gli accessori aiutano a completare un out-fit , brillano in vetrina, vestono un manichino e creano desideri. Sono accessori strategici . Se non siete specialisti del settore, per favore non eccedete . Gli accessori e i bijou valorizzano un capo di abbigliamento una vestizione , ma non devono prevalere, mai.

Visual merchandising per il bijou 

Siete un negozio, che vende bijou o gioielli? Ecco allora le leve strategiche da usare per presentare al meglio e vendere i vostri prodotti:

  1. strutture espositive
  2. luce
  3. colori e materiali
  4. presentazione per gruppi

Le strutture espositive per i bijou e i gioielli,  che sono articoli   freddi  http://www.milanretailstore.com/visual-merchandising-per-la-casa/ , come quelle utilizzate nella foto sono fanno la differenza.

Collana Versace

Versace Collana Conchiglie e stelle marine metallo dorato, strass Mostra “L’ Arte del bijou italiano”

                             

 

Valorizzano il prodotto e lo portano verso gli occhi del cliente. Presentarli in piano non è efficace risultano piatti e poco leggibili. Insomma animateli, sospendeteli, usate la forza della trimidensionalità. Usate la luce, come i gioielli , i bijou brillano quindi vanno illuminati. Per renderli più preziosi potete concentrare sul prodotto la luce e lasciare zone di ombra. Come in un teatro un uso sapiente della luce porta l’occhio del cliente leggere i dettagli. E un pò di buio fa sognare. E i gioielli ed i bijou sono accessori, ornamenti:  li acquistiamo per noi, per regalarli . Appartengono alla sfera dei desideri dei sogni, non dei bisogni. Fate un ragionamento sui colori delle pietre, sui materiali, sui mettali e i materiali. Evitiamo la confusione.  Ragionate sugli stili , sulle diverse lavorazioni e cercate di allestire a gruppi, così da fare una proposta totale per il cliente: anelli, orecchini  e collana nello stesso stile.  Oppure una logica di raggruppamento per funzione : anelli assieme sempre creando piccoli gruppi per stile o materiale . Ci sono magari pezzi importanti  per prezzo , per novità, design che invece vanno presentati da soli. Il visual merchandising chiama  questa tecnica di allestimento  “isolamento“: una collana importante presentata da sola, per focalizzare l’attenzione del cliente e creare un desiderio.  Ricordate sempre che la percezione visiva dice che noi vediamo a gruppi, quindi raggruppate i prodotti  dello stesso designer o che soddisfano lo stesso  bisogno/  desiderio :  tutte le fedi nuziali assieme in una stessa teca, struttura espositiva , ma sempre per logica di prezzo, target, cliente e lavorazione.

Una mostra per ispirarvi

A Palazzo Reale , www.palazzoreale.it , in occasione dela settimana milanese della Moda Donna,dal 19  febbraio al 2 marzo 2016 , è stata allestita nelle splendide Sale degli Arazzi la mostra  “L’ARTE DEL BIJOU ITALIANO”, che ripercorre la storia degli accessori più glamour dagli anni ’50 ai 2000. Arte, moda e design si fondono nel percorso di questa mostra, promossa e prodotta da Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale, Fiera Milano e HOMI, il Salone degli Stili di Vita di Fiera Milano,  http://www.homimilano.com/.

Il percorso della mostra, curata da Alba Cappellieri e Lino Raggio.,  si snoda attraverso bijoux d’autore dagli anni Cinquanta al Duemila, ripercorrendo la storia di questo prezioso accessorio attraverso 300 pezzi unici firmati da stilisti e designer di fama internazionale. Un viaggio nel tempo che porta i visitatori alla scoperta delle creazioni realizzate per grandi stilisti come Giorgio Armani, Ugo Correani, Gianfranco Ferrè, Franco Moschino, Luciano Soprani, Valentino, Gianni Versace. Una fonte di idee, storie ed ispirazioni per i visual merchandiser.

Foto credit Fiera Milano 

 

 

Visual merchandising per la casa

Visual merchandiser per il mondo casa

Vendere prodotti  per il settore Home è entrare nei sogni e desideri dei clienti.  La casa è protezione , luogo di affetti e anche di lavoro . Chi  vende  articoli per la casa  come i negozi di biancheria e tessuti e/o oggettistica deve proporre una vendita ed un visual merchandising emozionale.

Vendere articoli  per la casa è più intimo che vendere prodotti per la persona, abiti e accessori sono pubblici , comunicano con l’ambiente sociale, mentre le nostre abitazioni rivelano chi siamo, il nostro cuore e il nostro gusto e generalmente è riservato alle persone che amiamo, famiglia e amici.

Il visual merchandiser che vuole specializzarsi in questo settore merceologico deve partire da questo punto. Nell’arredo casa ci sono articoli “freddi” come l’oggettistica,  che non si possono manipolare , dove sopratutto è fondamentale il ruolo delle attrezzature espositive , della tridimensionalità , del colore . Ci sono poi gli  articoli  “caldi” come la biancheria per la tavola, che si può esporre in molti modi diversi.

homi 2016. Oggettistica per la tavola

Homi 2016. Oggettistica per la tavola

Nel tessile una cura particolare va dedicata a  tessuti per arredo casa, venduti anche da confezionare In negozio e in vetrina é opportuno  tende già confezionate , poltrone o divani rivestiti per far vedere i prodotti finiti e dare idee al cliente.

Per le vetrine è  molto utile un calendario commerciale che segua la stagionalità e modalità di vendita  del settore. Le  vetrine si possono vanno cambiare  con minore frequenza del Fashion, anche una sola volta al mese. Le vetrine  di una catena trasmettono un’immagine riconoscibile e uniforme. Il  negozio indipendente e quasi sempre  multi-marca  può  fare vetrine a tema , dove convivono marchi diversi o dedicare una vetrina ad un solo brand. La scelta dipende dall’analisi del mercato e dall’offerta merceologica. Un consiglio: cercare sempre anche presentando brand diversi  coerenza di prezzo, stile e target.  Molto efficaci sono  vetrine  e  display interni che propongono un  cross merchandising: mix : oggettistica,  biancheria, decorazione.  Una bella tavola con piatti , bicchieri e posate a tema e coordinate aiuta il cliente a immaginare , cattura l’attenzione e emoziona. Il visual merchandiser  ha  molti spunti  da riviste di arredo, fiere come Homi, www.homimilano.com .

Le foto di questo post sono protette da copyright ©,   Roberta Campione  2016 ,    https://www.behance.net/robertacampione

visual merchandiser: il ruolo

Lavorare come visual merchandiser è una bellissima opportunità. Il visual merchandiser è un ruolo cercato da molte Aziende , fate una ricerca su  fashion job  http://www.fashionjob.it  o consultate le ricerche su linkedin , così scoprirete la ricerca di  visual merchandiser. Il visual merchandiser è, per me,  il regista della “shopping experience”.  ” Noi siamo quelli che stanno dietro le quinte, a lavorare per creare l’effetto complessivo, anche se sono i responsabili degli acquisti a scrivere la storia e forniscono il contenuto. Siamo quelli che devono infondergli la vita. “ ha detto Tony Morgan, https://www.facebook.com/Tony-Morgan-Visual-Merchandisng-191745601807/,  visual merchandiser di Selfridges , www.selfridges.com.  Ci vuole tanta passione, motivazione e competenze trasversali. In Italia il visual merchandiser è stato identificato  con il vetrinista fino agli anni 90. Un mercato competitivo e globale, il cambiamento nella struttura delle Aziende  portano il visual merchandiser a occuparsi di  vetrina e di lay out interno. Il visual merchandiser si occupa di store mono-marca , di corner, di showroom e di eventi.   Le mansioni del visual merchandiser sono diverse, il contesto aziendale definisce il profilo e lre opportunità di carriera.

la sede di IED Venezia

                       La sede di IED Venezia

Le competenze del visual merchandiser sono.: creatività  e problem solving , sensibilità per trend e marketing, saper formare e lavorare in un team, leadership,flessibilità  e molta  resistenza allo stress, velocità e manualità. Il visual merchandiser lavora con le mani, veste un manichino, con la testa , deve avere chiari tempi e priorità , con le persone in store o in Azienda. molti gli  sviluppi di carriera: Junior/senior  visual merchandiser ( reparto o store) ,Visual di area o zona,Visual di category ,Visual trainer,Visual merchandising coordinator,Store planner ,Grafic e Digital signage ,Visual merchandiser free-lance. Come prepararsi . è bene partire da quello che si sa per proprio percorso si studi. Un laureato/a  in architettura  può diventare un visual merchandiser dedicato allo store design, chi ha studiato come fashion designer può essere un visual merchandiser in store e lavorando con i buyer sviluppare visual book . Per formarsi un’opportunità a Venezia http://www.ied.it/venezia/scuola-moda/corsi-specializzazione/visual-merchandising/CCG2808I. Vi aspetto