Visual merchandising nel gioiello

IL VISUAL NEL GIOIELLO di Joyce Curtarelli 

Il settore del gioiello è in forte espansione. La vetrina riflette la natura del design del bijoux e del gioiello . Le imprese legate del settore si differenziano, distribuendo le diverse linee di prodotti in zone indipendenti. Il lay out merceologico diventa fruibile con  l’esposizione in corner dedicati. Tra i marchi che optano per l’organizzazione razionale dello spazio emergono Swarovski http://www.swarovsky.com, Rolex  http://www.rolex.com e Stroili http://www.stroilioro.com/it. Il lay out  a isola si conferma  il più usato e permette la creazione di zone a sé stanti divise per categorie merceologiche. I gioielli sono presentati su prop e rialzi in seta o velluto, che  donano linearità, movimento e ritmo espositivo, in vetrina, nelle teche o negli arredi centrali.

Vetrine Rolex Milano

         Vetrine Rolex Milano

Le attrezzature danno  valore aggiunto ed esclusività al bijoux e al gioiello.  Interessante il format del brand danese Pandora http://www.pandora.net/it-it che costruisce il proprio concept store intorno a temi specifici e inserisce il prodotto in un ambiente sofisticato, dove la cromia asseconda la filosofia del marchio. La corretta illuminazione enfatizza gli articoli, creando una presentazione accattivante. L’ampia vetrata d’ingresso conduce verso un ambiente luminoso e dal design essenziale ed elegante, e il concept architettonico si esprime attraverso la scelta di colori tenui e luminosi, design lineare, arredi e finiture bianco latte. In fondo al negozio un’area riservata e raffinata guida il cliente verso la scelta del gioiello desiderato.  Design innovativo, possibilità di consultazione del catalogo on-line direttamente in store, uniti al Marketing emozionale si rivelano gli ingredienti vincenti che guidano alla scoperta della collezione e degli highlights stagionali. Importante è ricordare alcuni principi di visual merchandising per gioiello e bijoux: le vetrine devono avere sfondi che favoriscano la leggibilità del prodotto, strutture come le teche che ne enfatizzino l’esclusività. E’  preferibile per la riservatezza nell’acquisto  e la sicurezza,  sopratutto nel luxury,  una struttura di vetrine chiuse , tamponate . Il gioiello e il bijoux sono articoli freddi, non modificabili,  quindi prop e supporti sono determinanti per valorizzare il prodotto. le strutture espositive all’interno devono partire da 90 cm da terra , per favorire la visione del cliente. Benissimo l’uso di decorazioni o materiali P.O.P , ma visto che gli articoli , gioiello e bijoux sono di piccole dimensioni , non devono prevalere sul prodotto. I criteri qui esposti si applicano anche agli orologi e sono validi sia per lo store monomarca che per i corner o le concession. Corner e concession , proprio perchè il settore cresce e quindi anche la concorrenza,  devono essere brandizzati e ben riconoscibili , sopratutto in grandi superfici come i department store.

vetrine Swarosky

                    vetrine Swarovsky

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

allestire lo showroom

Lo showroom D.A.T.E. a Milano

Lo showroom D.A.T.E. a Milano

Lo showroom è il cuore delle aziende . E’ il luogo dove le Aziende incontrano  buyer, retailer, giornalisti. Nello showroom si fa formazione di prodotto e per i visual merchandiser. L’allestimento dello showroom è importante durante le campagne per vendere e far comprendere ai partner o alla rete i mood delle collezioni e come esporre e valorizzare il prodotto. Nello showroom si realizzano i criteri espositivi che compongono i visual book. Lo showroom ancora prima del negozio è il teatro dove mettere in scena il prodotto e i brand. Una curiosità: Milano è la città al mondo dove si contano più showroom nel Fashion e Accessori. L’allestimento dello showroom cambia per le dimensioni e per le caratteristiche : spazi mono-marca o multi-marca , vicinanza alla sede dell’azienda o all’esterno, possiamo solo consigliare di sperimentare nuove proposte, di presentare anche tutto il materiale p.o.p  che accompagna le collezioni, di avere grande cura del dettaglio e dei materiali . In showroom infatti il cliente è sempre un addetto ai lavori , quindi ancora più esigente del cliente finale. In showroom , come cuore del brad o dei brand non possono mancare musica e profumo, un’essenza progettata su misura o le ultime fragranze del brand per avvolgere anche l’olfatto. Uno spazio food e drink dove possibile  è molto utile sia per le campagne vendita che per gli eventi. Milano è la sede per la nuova showroom di D.A.T.E.      http://www.date-sneakers.com/it/, dinamico brand fiorentino di sneakers e non solo . Lo showroom di D.A.T.E. è  nel rooftop di un palazzo storico in Corso Colombo 7 a Milano. Una location molto suggestiva e luminosa, con uno splendido terrazzo e una veranda a vetri. L’arredamento è  stile “conteporary underground”. L’evento d’inaugurazione è stato durante la scorsa settimana della Moda , a settembre 2015 con un  evento  organizzato in collaborazione con la Biblioteca della Moda di Milano http://www.bibliotecadellamoda.it/ e Urban Magazine  http://www.urbanmagazine.it/.

showroom D.A.T.E a Milano

Showroom D.A.T.E a Milano

 

visual merchandising e sportwear

Il  visual merchandising per lo sportwear offre nuove idee.  Lo spunto  nasce dal nuovo  flagship store di AW LAB. La location è Milano, Via Torino , nel cuore commerciale della città. La superficie di vendita si sviluppa su  400 metri quadrati divisi su due piani . Importante è il numero delle vetrine sono  14 e garantiscono una grande  visibilità in una via commerciale. In via Torino  sono presenti molti marchi.  La  progettazione è stata sviluppata all’interno dell’Head Quarter di AW LAB. Rappresenta la prima evoluzione del nuovo concept inaugurato la scorsa primavera a Roma in via del Corso. Il concept è costruto attorno al target :  giovane, dinamico  e contemporaneo. Caratterizzano il visual merchandising  neon grafici, videowall e la presenza impattante , con tinte vivace del logo di  AW LAB.  http://www.aw-lab.com/  Le trasparenze e le geometrie delle architetture d’interno, particolari e “tailor made” animano l’esposizione del prodotto in store e rendono estremamente piacevole e chiaro il percorso visivo.  Il flagship store di via Torino 22 è uno sneaker store. Lo store è un nuovo punto di riferimento e d’incontro per gli appassionati di sneaker alla ricerca di edizioni limitate, ultime novità e modelli esclusi. AW LabIl flagship store  AW LAB di via Torino per location scelta ed estetica è una vetrina importante anche per i brand sportswear internazionali presentati nello store.  I marchi sono ospitati in corner dedicati, cosi da rendere chiaro il lay  out merceologico e semplificare le scelte dei clienti. Nel settore infatti i marchi come Nike o Adidas sono “love marks” con i propri appassionati. A completare l’offerta e ad animare il percorso visivo sono presenti anche capi di abbigliamento ,  inseriti a parete o in strutture a terra.  Il visual merchandising e il concept presentano un ottimo bilanciamento, difficile  nel retail multi-marca tra l’insegna , rappresentata da una forte presenza del  logo di AW  LAB e il pay off “ play with style” dell’Azienda e la valorizzazione dei marchi presenti, che generano traffico e attrazione in store.  Buona per la leggibilità del prodotto la scelta cromatica, il colore principale è infatti un grigio chiaro sfumato che da un tocco “urban” a tutto l’ambiente.

 

Food: ispirazioni per i visual merchandiser

Food, un prodotto che si acquista per bisogno e piacere . Tutti i giorni in tutti i luoghi. Ha un un ciclo di vita breve a volte, i freschissimi brevissimo . E’  protagonista a Expo 2015 . Il food e’ una delle eccellenze del made in Italy.  Si acquista attraverso molti canali si consuma tutti giorni, in tutti i luoghi o così si spera. Il  food è un settore di sperimentazione e fonte di ispirazione trasversale. il food aiuta a leggere le tendenze di consumo e di comunicazione.Il marketing sensoriale ed esperienziale è parola chiave per catturare il consumatori . In Italia a fare da apripista  un’Azienda Algida che ha lanciato il Magnum 5 Sensi in edizione limitata, con una comunicazione  tutta sui sensi e non solo sul prodotto .

Pensiamo ad alcuni trends partiti dal food che hanno velocemente contaminato altri settori . Altro spunto, il fashion è sempre più interculturale , per ragioni di mercato e di creatività esprime una fusion di spunti presi da paesi diversi , ma la tendenza è partita ancora prima dagli scaffali dei supermercati che si sono riempiti di proposte di altre cucine o dal successo anche nel nostro paese di ristornati “etnici”,  prima del taglio sartoriale a kimono in una collezione, di un mood c’è una tendenza “sushi”.  Parliamo di biologico , di eco sostenibile , di kilometro zero , prima di arrivare al fashion o al design abbiamo iniziato a partire dagli anni 70′ dal food , ad alimentarci prima che vestirci in modo più consapevole.

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Ed ecco la prima ragione per cui chi si occupa di marketing e di visual merchandising deve  osservare il food.Una seconda buona ragione è che il food , usa molto materiale P.o.p , signage  in store. E lo usa davvero bene , per messaggi , quantità , supporti e distribuzione .Usa sia il digital signage , l’insegna Pam lo sta sperimentando nei super, che la tradizionale cartellonistica . Eataly è fortissima nella comunicazione anche in store esteticamente gradevole, originale e coerente , ordinatissima e con informazioni rilevanti e in quantità mai eccessiva. www.eataly.net/it_it/, per anche  vedere gli spazi a Milano. Sempre a Milano consiglio di visitare in Zona porta Genova mercato metropolitano http://www.mercatometropolitano.it/, la riqualificazione di un ex scalo ferroviario 15000 mq. di farmer’s market con eventi, street, food e uno spazio godibile sia all’interno che all’esterno. Di mercato metropolitano parleremo ancora sul blog quindi iscrivetevi alla newsletter per restare aggiornati.

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i segreti del manichino

La parola manichino deriva dall’olandese “manneke” che significa piccolo uomo, che poi si evolve nella parola francese “mannequin”.  I precedenti dei manichini sembrano risalire già al 1500, figure in somiglianza di Madonne o sacre , da usare nelle rappresentazioni mentre nel 700 , nella sartoria si utilizzavano delle piccole figure, quasi delle bambole dove in scala presentare le creazioni. A Venezia  i manichini erano chiamati “piavole de Franza”, bambole. Alla metà del 1800 quando nascono i primi department store con le  prime vetrine come spazio proprio e l’uso della luce artificiale, si diffonde l’uso dei manichini antropomorfi per presentare gli abiti alla moda,  realizzati con diversi materiali come la cera , la cartapesta il legno. I volti compaiono a integrare i  manichini sartoriali. Spesso i tratti del viso sono ispirati o imitano le personalità del tempo, con effetto di attrazione e interesse . In questo periodo il manichino è un semplice supporto, a volte è una sagoma senza testa, spesso in fil di ferro o vimini. E’ solo a partire dai primi del 900 ,  che il manichino si struttura e ha una maggiore diffusione , mentre si sperimentano  nuovi materiali. Negli anni venti debuttano anche figure maschili  e i volti , il “trucco e parrucco” riflettono le caratteristiche del tempo.  Gli anni 40 sono caratterizzate da forme austere , riflesso del periodo bellico mentre la rinascita del dopoguerra si esprime in pose ed espressioni più sorridenti e forme in carne.  A partire dagli anni 70 anni 80 con la diffusione e lo sviluppo di punti vendita mono-marca  il manichino viene personalizzato dai brand e in alcuni casi disegnato personalmente dagli stilisti.  con il risultato che alcuni sono delle vere e proprie opere d’arte dove l’estetica prevale sulla funzionalità. Il manichino aiuta la rotazione del prodotto, capi e accessori esposti sul manichino si vendono 4 volte in più di altre esposizioni . La figura antropomorfa , il volto catturano l’attenzione immediata in vetrina e animando il lay out all’interno dello store , il cliente si deve identificare quindi il primo segreto è costruire un manichino sul target , con taglie, struttura fisica , caratteristiche adatta al mercato di riferimento.

manichiniLa Rosa per Agnona

manichini La Rosa per Agnona

Personalizzazione vuol dire che devono riflettere per stile, pose , colori, materiali il brand e il mood delle collezioni. C’è la possibilità di fare dei “refresh” intervenendo anche con delle vernici per rinnovare la texture. Manutenzione : cura del dettaglio e maneggiare con cura uno strumento così importante e a volte delicato . Formazione sulle vestizioni , ma su come smontare e montare correttamente un manichino, sul come posizionare perfettamente” trucco e parrucco.” Interazione, in vetrina e in store si creano dei gruppi di manichini , che devono interagire nelle pose tra loro , quindi attenzione alla composizione. Si possono acquistare manichini meravigliosi , ma se disposti male troppo distanti o senza rispettare raggruppamenti o tridimensionalità il risultato è scarso. Una buona pratica è acquistare i manichini in gruppi dispari e già pensando a come farli interagire tra loro.

expo 2015 visual tips

 

Quali sono le strategie per sfruttare Expo 2015 ?Abbiamo scelto alcune parole chiave.
Sorprendere:  ci sono molti eventi in Expo 2015 e  molti eventi fuori Expo : incontri , inaugurazioni, eventi e padiglioni , architetti e nazioni. Tra tutti questi stimoli il primo tips è essere diversi ed originali .
Anticipare : per farsi vedere forse val la pena di partire prima per catturare anche tutti gli adetti ai lavori che arrivano in città in anticipo, prima dell’apertura e magari sono proprio il target con cui comunicare  : stampa, business partner ,  enti di promozione culturale ed istituzionale .   Senza scordare può per alcuni brand un target interessante e rappresentano sicuramente i consumatori del futuro gli studenti ,  che vedono in Expo 2015 un ‘opportunità di lavoro , conoscenza ed esperienza .  La foto che apre questo post è il flagshipstore Richard Ginori a Milano, inaugurato al aprile , esempio di sorprendere per il concept straordinario e di anticipare. www.richardginori1735.com.  Posticipare 1 : durante questi mesi chiedersi  dove vanno e cosa fanno gli addetti ai lavori quando finiscono la kermesse , la visita e gli incontri? Di cosa  hanno bisogno i visitatori ? Cosa desiderano? Dove vanno? Come posso intercettarli?
Posticipare 2 . Expo 2015 lascierà una coda , ci saranno persone che resteranno ancora , adetti ai lavori ma anche la visibilità sulla città di Milano  resterà per qualche mese . Un attenzione e risonanza mediatica fino a dicembre 2015 almeno . Un buon tempo , un periodo per  per inaugurare negozi, sperimentare format , mantenere un altissimo livello di comunicazione attraverso le vetrine . Può essere ancora un buon momento per  lanciare un prodotto una linea grazie ad un pop up store .
Esplorare. C’è un tema principale di Expo 2015 , il food il cibo o l’alimentazione . Ma anziché tuffarsi nel “main stream”  perché non esplorare tutto quello che è vicino , collaterale e creare originali relazioni. Per aver successo un prodotto,un marchio, una vetrina, un evento non devono necessariamente seguire i percorsi principali ai lati . Quindi anche qui farsi delle buone domande. E rispondere con creatività .
Cosa è vicino al food? Cosa significa alimentazione? Sono vicini al food gli universi della salute, delle bellezza , del benessere , ma anche della sostenibilità e dei diritti. Cosa si può fare con il “food” ? Abiti per esempio come quelli presentati nella bellissima exbition “Textifood”   inaugurata il 2 maggio 2015 , ecco un esempio di posticipare all’Istitut Francais di Milano, http://www.lille3000.eu/milan2015/it/textifood che sarà aperta fino al 14 luglio e che racconta le sinergie tra industria alimentare e tessile , presentando abiti e tessuti ricavati dalle fibre di  arancia, limone, ananas, banana, noce di cocco, ortica, caffè tra gli altri o da molluschi.

un abito della mostra

un abito della mostra Textifood

Infine de-localizzare, cosa vuol dire che Expo 2015 ha cambiato la viabilita’ e il traffico di milano, ma anche l’accessibilità . In pratica si possono trovare nuove location per pop up , showroom , nuovi format commerciali in zone una volta marginali. Ripensare le zone magari risparmiando sui costi di location per investire nell’experience.

 

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Department Stores a Milano

L’ esplorazione dei department stores a Milano stimola chi si occupa di visual merchandising.  I più famosi sono Rinascente Duomo, www.rinascente.it/ , Coin in Piazza   5 giornate http://www.coin.it/stores/milano-piazza-cinque-giornate  , Excelsior Milano http://www.excelsiormilano.com/it  e l’ultimo  building  aperto è Brian & Barry in San Babila http://www.brianebarry.it/.

Brian Barry Milano 

Il building ha aperto circa un anno in piazza  San Babila accanto al Quadrilatero della Moda e a Corso Vittorio Emanuele:  la principale via commerciale della città dove si affacciano le vetrine e gli store di brand italiani e internazionali . La particolarità è il building,  che diventa la vetrina ed una superficie importante di 6000 mq.  distribuiti su più piani. Per i visual merchandiser , una struttura complessa su più piani con opportunità e limiti.  Un ampio spazio è dedicato al food.  Eataly, http://www.eataly.net/it_it/negozi  è assieme a Sephora, www.sephora.it  uno dei main partner del progetto.  In Brian & Barry sono 6  le principali categorie merceologiche : food & beverage, abbigliamento ed accessori, home decor, profumeria, tecnologia, orologeria, e gioielleria. Una superficie complessa con molti e diversi marchi presenti attrae il consumatore , sopratutto di passaggio e  offre stimoli  per il visual merchandising. Il  department store offre al cliente un’autentica esperienza di shopping, infatti in  un unico spazio il cliente , sopratutto straniero e di passaggio, a Milano per Expo può acquistare in breve tempo e in un unico spazio merceologie diverse.

Un retail tour 

Un retail tour che includa Brian & Barry ed altri deparment store permette, a buyer , visual merchandising , retail manager  di cogliere spunti da settori diversi dal food al fashion in un unico luogo , in breve tempo.  da osservare:  chiarezza espositiva,  reddittività dello spazio, traffico e comunicazione in store.

La sfida 

Gli  store si vivono con il corpo ed i sensi,  una superficie grande e complessa , che si sviluppa su più piani permette al cliente di personalizzare il percorso, magari saltando i piani che non interessano ma di fruire di un’esperienza più interessante e stimolante.  Ogni piano è un mondo a sè con arredi, stimoli sensoriali, materiali propri. Cosi ad ogni ingresso, allo sbarco delle scale mobili per esempio, il cliente è sorpreso, stimolato ed incuriosito e la sua disponibilità all’acquisto aumenta.L’ importante è che riesca ad orientarsi da solo tra le varie proposte, così la comunicazione in store diventa ancora più importante.  Materiale POP , directory di reparto, interazione tra punti focali e punti display sono gli strumenti  per creare  la mappa del percorso.  La sfida: un visual merchandising che renda piacevole ed aumenti la permanenza del cliente in store, se si sta bene fisicamente si è più disposti a vedere, provare e quindi acquistare.

Spero di avervi incuriosito e se volete sperimentare il format department store seguitemi.

Milano e il visual merchandising

Milano è una grande fonte per il visual merchandising e il retail. Milano è  una vetrina ed una città dalla grande visibilità internazionale . Qui  si sperimentano idee , nuovi format e concept . I brand globali aprono a Milano flag-shipstore  e organizzano eventi , legati a momenti come le settimane del design o il Salone del Mobile. Milano è il luogo di ispirazione per i visual merchandiser . Milano si nutre e vive di fashion, food e design,  ma non solo. A Milano trionfa la bellezza . Un category killer come Sephora ha occupato location strategiche www.sephora.it ed è presente fino dall’arrivo a Stazione Centrale . A Milano il beauty qui l’Oreal ha aperto, a dicembre,  dopo Parigi il suo mono-marca dedicato al make up. Un luogo dove poter presentare in un concept dedicato tutti prodotti make up e trattamento, che di solito vivono separati nei normali canali distributivi.

lorealmakeupdesignerparis

Milano è anche cultura fuori dal”  main stream” con rassegne cinematografiche tematiche , editoria indipendente, musica e nonostante per chi vive in città questo non è evidente , attenzione  all’eco-sostenibilità e alla mobilità sostenibile. Milano ha ancora molti negozi storici e indipendenti, dalle  profumerie selettive a negozi di tessuti per la casa  particolari. Milano è contaminazione dove mondi diversi si incontrano e i trend si esplorano.Qui potete vedere vetrine che raccontano il meglio del “made in Italy” , raccontano storie a partire dal prodotto, vetrine “digitali” e edifici vetrina , qui “store” e retail design parlano di sostenibilità di “green”. Come la vetrina di Maliparmi, marchio italiano di ricerca che ha aperto un secondo spazio a Milano e con cui abbiamo aperto questo blog.