visual merchandising e sportwear

Il  visual merchandising per lo sportwear offre nuove idee.  Lo spunto  nasce dal nuovo  flagship store di AW LAB. La location è Milano, Via Torino , nel cuore commerciale della città. La superficie di vendita si sviluppa su  400 metri quadrati divisi su due piani . Importante è il numero delle vetrine sono  14 e garantiscono una grande  visibilità in una via commerciale. In via Torino  sono presenti molti marchi.  La  progettazione è stata sviluppata all’interno dell’Head Quarter di AW LAB. Rappresenta la prima evoluzione del nuovo concept inaugurato la scorsa primavera a Roma in via del Corso. Il concept è costruto attorno al target :  giovane, dinamico  e contemporaneo. Caratterizzano il visual merchandising  neon grafici, videowall e la presenza impattante , con tinte vivace del logo di  AW LAB.  http://www.aw-lab.com/  Le trasparenze e le geometrie delle architetture d’interno, particolari e “tailor made” animano l’esposizione del prodotto in store e rendono estremamente piacevole e chiaro il percorso visivo.  Il flagship store di via Torino 22 è uno sneaker store. Lo store è un nuovo punto di riferimento e d’incontro per gli appassionati di sneaker alla ricerca di edizioni limitate, ultime novità e modelli esclusi. AW LabIl flagship store  AW LAB di via Torino per location scelta ed estetica è una vetrina importante anche per i brand sportswear internazionali presentati nello store.  I marchi sono ospitati in corner dedicati, cosi da rendere chiaro il lay  out merceologico e semplificare le scelte dei clienti. Nel settore infatti i marchi come Nike o Adidas sono “love marks” con i propri appassionati. A completare l’offerta e ad animare il percorso visivo sono presenti anche capi di abbigliamento ,  inseriti a parete o in strutture a terra.  Il visual merchandising e il concept presentano un ottimo bilanciamento, difficile  nel retail multi-marca tra l’insegna , rappresentata da una forte presenza del  logo di AW  LAB e il pay off “ play with style” dell’Azienda e la valorizzazione dei marchi presenti, che generano traffico e attrazione in store.  Buona per la leggibilità del prodotto la scelta cromatica, il colore principale è infatti un grigio chiaro sfumato che da un tocco “urban” a tutto l’ambiente.

 

Food: ispirazioni per i visual merchandiser

Food, un prodotto che si acquista per bisogno e piacere . Tutti i giorni in tutti i luoghi. Ha un un ciclo di vita breve a volte, i freschissimi brevissimo . E’  protagonista a Expo 2015 . Il food e’ una delle eccellenze del made in Italy.  Si acquista attraverso molti canali si consuma tutti giorni, in tutti i luoghi o così si spera. Il  food è un settore di sperimentazione e fonte di ispirazione trasversale. il food aiuta a leggere le tendenze di consumo e di comunicazione.Il marketing sensoriale ed esperienziale è parola chiave per catturare il consumatori . In Italia a fare da apripista  un’Azienda Algida che ha lanciato il Magnum 5 Sensi in edizione limitata, con una comunicazione  tutta sui sensi e non solo sul prodotto .

Pensiamo ad alcuni trends partiti dal food che hanno velocemente contaminato altri settori . Altro spunto, il fashion è sempre più interculturale , per ragioni di mercato e di creatività esprime una fusion di spunti presi da paesi diversi , ma la tendenza è partita ancora prima dagli scaffali dei supermercati che si sono riempiti di proposte di altre cucine o dal successo anche nel nostro paese di ristornati “etnici”,  prima del taglio sartoriale a kimono in una collezione, di un mood c’è una tendenza “sushi”.  Parliamo di biologico , di eco sostenibile , di kilometro zero , prima di arrivare al fashion o al design abbiamo iniziato a partire dagli anni 70′ dal food , ad alimentarci prima che vestirci in modo più consapevole.

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Ed ecco la prima ragione per cui chi si occupa di marketing e di visual merchandising deve  osservare il food.Una seconda buona ragione è che il food , usa molto materiale P.o.p , signage  in store. E lo usa davvero bene , per messaggi , quantità , supporti e distribuzione .Usa sia il digital signage , l’insegna Pam lo sta sperimentando nei super, che la tradizionale cartellonistica . Eataly è fortissima nella comunicazione anche in store esteticamente gradevole, originale e coerente , ordinatissima e con informazioni rilevanti e in quantità mai eccessiva. www.eataly.net/it_it/, per anche  vedere gli spazi a Milano. Sempre a Milano consiglio di visitare in Zona porta Genova mercato metropolitano http://www.mercatometropolitano.it/, la riqualificazione di un ex scalo ferroviario 15000 mq. di farmer’s market con eventi, street, food e uno spazio godibile sia all’interno che all’esterno. Di mercato metropolitano parleremo ancora sul blog quindi iscrivetevi alla newsletter per restare aggiornati.

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i segreti del manichino

La parola manichino deriva dall’olandese “manneke” che significa piccolo uomo, che poi si evolve nella parola francese “mannequin”.  I precedenti dei manichini sembrano risalire già al 1500, figure in somiglianza di Madonne o sacre , da usare nelle rappresentazioni mentre nel 700 , nella sartoria si utilizzavano delle piccole figure, quasi delle bambole dove in scala presentare le creazioni. A Venezia  i manichini erano chiamati “piavole de Franza”, bambole. Alla metà del 1800 quando nascono i primi department store con le  prime vetrine come spazio proprio e l’uso della luce artificiale, si diffonde l’uso dei manichini antropomorfi per presentare gli abiti alla moda,  realizzati con diversi materiali come la cera , la cartapesta il legno. I volti compaiono a integrare i  manichini sartoriali. Spesso i tratti del viso sono ispirati o imitano le personalità del tempo, con effetto di attrazione e interesse . In questo periodo il manichino è un semplice supporto, a volte è una sagoma senza testa, spesso in fil di ferro o vimini. E’ solo a partire dai primi del 900 ,  che il manichino si struttura e ha una maggiore diffusione , mentre si sperimentano  nuovi materiali. Negli anni venti debuttano anche figure maschili  e i volti , il “trucco e parrucco” riflettono le caratteristiche del tempo.  Gli anni 40 sono caratterizzate da forme austere , riflesso del periodo bellico mentre la rinascita del dopoguerra si esprime in pose ed espressioni più sorridenti e forme in carne.  A partire dagli anni 70 anni 80 con la diffusione e lo sviluppo di punti vendita mono-marca  il manichino viene personalizzato dai brand e in alcuni casi disegnato personalmente dagli stilisti.  con il risultato che alcuni sono delle vere e proprie opere d’arte dove l’estetica prevale sulla funzionalità. Il manichino aiuta la rotazione del prodotto, capi e accessori esposti sul manichino si vendono 4 volte in più di altre esposizioni . La figura antropomorfa , il volto catturano l’attenzione immediata in vetrina e animando il lay out all’interno dello store , il cliente si deve identificare quindi il primo segreto è costruire un manichino sul target , con taglie, struttura fisica , caratteristiche adatta al mercato di riferimento.

manichiniLa Rosa per Agnona

manichini La Rosa per Agnona

Personalizzazione vuol dire che devono riflettere per stile, pose , colori, materiali il brand e il mood delle collezioni. C’è la possibilità di fare dei “refresh” intervenendo anche con delle vernici per rinnovare la texture. Manutenzione : cura del dettaglio e maneggiare con cura uno strumento così importante e a volte delicato . Formazione sulle vestizioni , ma su come smontare e montare correttamente un manichino, sul come posizionare perfettamente” trucco e parrucco.” Interazione, in vetrina e in store si creano dei gruppi di manichini , che devono interagire nelle pose tra loro , quindi attenzione alla composizione. Si possono acquistare manichini meravigliosi , ma se disposti male troppo distanti o senza rispettare raggruppamenti o tridimensionalità il risultato è scarso. Una buona pratica è acquistare i manichini in gruppi dispari e già pensando a come farli interagire tra loro.

expo 2015 visual tips

 

Quali sono le strategie per sfruttare Expo 2015 ?Abbiamo scelto alcune parole chiave.
Sorprendere:  ci sono molti eventi in Expo 2015 e  molti eventi fuori Expo : incontri , inaugurazioni, eventi e padiglioni , architetti e nazioni. Tra tutti questi stimoli il primo tips è essere diversi ed originali .
Anticipare : per farsi vedere forse val la pena di partire prima per catturare anche tutti gli adetti ai lavori che arrivano in città in anticipo, prima dell’apertura e magari sono proprio il target con cui comunicare  : stampa, business partner ,  enti di promozione culturale ed istituzionale .   Senza scordare può per alcuni brand un target interessante e rappresentano sicuramente i consumatori del futuro gli studenti ,  che vedono in Expo 2015 un ‘opportunità di lavoro , conoscenza ed esperienza .  La foto che apre questo post è il flagshipstore Richard Ginori a Milano, inaugurato al aprile , esempio di sorprendere per il concept straordinario e di anticipare. www.richardginori1735.com.  Posticipare 1 : durante questi mesi chiedersi  dove vanno e cosa fanno gli addetti ai lavori quando finiscono la kermesse , la visita e gli incontri? Di cosa  hanno bisogno i visitatori ? Cosa desiderano? Dove vanno? Come posso intercettarli?
Posticipare 2 . Expo 2015 lascierà una coda , ci saranno persone che resteranno ancora , adetti ai lavori ma anche la visibilità sulla città di Milano  resterà per qualche mese . Un attenzione e risonanza mediatica fino a dicembre 2015 almeno . Un buon tempo , un periodo per  per inaugurare negozi, sperimentare format , mantenere un altissimo livello di comunicazione attraverso le vetrine . Può essere ancora un buon momento per  lanciare un prodotto una linea grazie ad un pop up store .
Esplorare. C’è un tema principale di Expo 2015 , il food il cibo o l’alimentazione . Ma anziché tuffarsi nel “main stream”  perché non esplorare tutto quello che è vicino , collaterale e creare originali relazioni. Per aver successo un prodotto,un marchio, una vetrina, un evento non devono necessariamente seguire i percorsi principali ai lati . Quindi anche qui farsi delle buone domande. E rispondere con creatività .
Cosa è vicino al food? Cosa significa alimentazione? Sono vicini al food gli universi della salute, delle bellezza , del benessere , ma anche della sostenibilità e dei diritti. Cosa si può fare con il “food” ? Abiti per esempio come quelli presentati nella bellissima exbition “Textifood”   inaugurata il 2 maggio 2015 , ecco un esempio di posticipare all’Istitut Francais di Milano, http://www.lille3000.eu/milan2015/it/textifood che sarà aperta fino al 14 luglio e che racconta le sinergie tra industria alimentare e tessile , presentando abiti e tessuti ricavati dalle fibre di  arancia, limone, ananas, banana, noce di cocco, ortica, caffè tra gli altri o da molluschi.

un abito della mostra

un abito della mostra Textifood

Infine de-localizzare, cosa vuol dire che Expo 2015 ha cambiato la viabilita’ e il traffico di milano, ma anche l’accessibilità . In pratica si possono trovare nuove location per pop up , showroom , nuovi format commerciali in zone una volta marginali. Ripensare le zone magari risparmiando sui costi di location per investire nell’experience.

 

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Department Stores a Milano

L’ esplorazione dei department stores a Milano stimola chi si occupa di visual merchandising.  I più famosi sono Rinascente Duomo, www.rinascente.it/ , Coin in Piazza   5 giornate http://www.coin.it/stores/milano-piazza-cinque-giornate  , Excelsior Milano http://www.excelsiormilano.com/it  e l’ultimo  building  aperto è Brian & Barry in San Babila http://www.brianebarry.it/.

Brian Barry Milano 

Il building ha aperto circa un anno in piazza  San Babila accanto al Quadrilatero della Moda e a Corso Vittorio Emanuele:  la principale via commerciale della città dove si affacciano le vetrine e gli store di brand italiani e internazionali . La particolarità è il building,  che diventa la vetrina ed una superficie importante di 6000 mq.  distribuiti su più piani. Per i visual merchandiser , una struttura complessa su più piani con opportunità e limiti.  Un ampio spazio è dedicato al food.  Eataly, http://www.eataly.net/it_it/negozi  è assieme a Sephora, www.sephora.it  uno dei main partner del progetto.  In Brian & Barry sono 6  le principali categorie merceologiche : food & beverage, abbigliamento ed accessori, home decor, profumeria, tecnologia, orologeria, e gioielleria. Una superficie complessa con molti e diversi marchi presenti attrae il consumatore , sopratutto di passaggio e  offre stimoli  per il visual merchandising. Il  department store offre al cliente un’autentica esperienza di shopping, infatti in  un unico spazio il cliente , sopratutto straniero e di passaggio, a Milano per Expo può acquistare in breve tempo e in un unico spazio merceologie diverse.

Un retail tour 

Un retail tour che includa Brian & Barry ed altri deparment store permette, a buyer , visual merchandising , retail manager  di cogliere spunti da settori diversi dal food al fashion in un unico luogo , in breve tempo.  da osservare:  chiarezza espositiva,  reddittività dello spazio, traffico e comunicazione in store.

La sfida 

Gli  store si vivono con il corpo ed i sensi,  una superficie grande e complessa , che si sviluppa su più piani permette al cliente di personalizzare il percorso, magari saltando i piani che non interessano ma di fruire di un’esperienza più interessante e stimolante.  Ogni piano è un mondo a sè con arredi, stimoli sensoriali, materiali propri. Cosi ad ogni ingresso, allo sbarco delle scale mobili per esempio, il cliente è sorpreso, stimolato ed incuriosito e la sua disponibilità all’acquisto aumenta.L’ importante è che riesca ad orientarsi da solo tra le varie proposte, così la comunicazione in store diventa ancora più importante.  Materiale POP , directory di reparto, interazione tra punti focali e punti display sono gli strumenti  per creare  la mappa del percorso.  La sfida: un visual merchandising che renda piacevole ed aumenti la permanenza del cliente in store, se si sta bene fisicamente si è più disposti a vedere, provare e quindi acquistare.

Spero di avervi incuriosito e se volete sperimentare il format department store seguitemi.

Milano e il visual merchandising

Milano è una grande fonte per il visual merchandising e il retail. Milano è  una vetrina ed una città dalla grande visibilità internazionale . Qui  si sperimentano idee , nuovi format e concept . I brand globali aprono a Milano flag-shipstore  e organizzano eventi , legati a momenti come le settimane del design o il Salone del Mobile. Milano è il luogo di ispirazione per i visual merchandiser . Milano si nutre e vive di fashion, food e design,  ma non solo. A Milano trionfa la bellezza . Un category killer come Sephora ha occupato location strategiche www.sephora.it ed è presente fino dall’arrivo a Stazione Centrale . A Milano il beauty qui l’Oreal ha aperto, a dicembre,  dopo Parigi il suo mono-marca dedicato al make up. Un luogo dove poter presentare in un concept dedicato tutti prodotti make up e trattamento, che di solito vivono separati nei normali canali distributivi.

lorealmakeupdesignerparis

Milano è anche cultura fuori dal”  main stream” con rassegne cinematografiche tematiche , editoria indipendente, musica e nonostante per chi vive in città questo non è evidente , attenzione  all’eco-sostenibilità e alla mobilità sostenibile. Milano ha ancora molti negozi storici e indipendenti, dalle  profumerie selettive a negozi di tessuti per la casa  particolari. Milano è contaminazione dove mondi diversi si incontrano e i trend si esplorano.Qui potete vedere vetrine che raccontano il meglio del “made in Italy” , raccontano storie a partire dal prodotto, vetrine “digitali” e edifici vetrina , qui “store” e retail design parlano di sostenibilità di “green”. Come la vetrina di Maliparmi, marchio italiano di ricerca che ha aperto un secondo spazio a Milano e con cui abbiamo aperto questo blog.