Come allestire il Natale: in 3 passi

Natale , ci siamo già immersi è un momento importantissimo. Come periodo strategico  è trasversale  a tutti i settori, dal Food al Gioiello, al settore Home. Come affrontarlo nel modo migliore? In questo post vi regalo con i miei migliori auguri di buone feste, 3 passaggi,  per la mia esperienza in category e realtà diverse, davvero essenziali.

Nella lettura potete ritrovare azioni già fatte o spunti per migliorare. Tanto a Natale ricominceremo dopo un po’ di riposo a pensarci già da gennaio, magari visitando qualche Fiera o facendo il bilancio di come è andata nel 2019.   Il Natale deve vestire tutto il punto vendita, dalla vetrina, al lay out all’atteggiamento e immagine del team di vendita. Dobbiamo avvolgere i clienti in una atmosfera da festa, con attenzione alla sostenibilità che sarà il tema che accompagnerà il mio 2020.

 

3 Passi per allestire il Natale

Le parole magiche sono:

  1. pianificare
  2. palette (di colori)
  3. packaging

 

1.La pianificazione

Avete presente la magia delle vetrine dei “department store”? Dove potete perdervi e ritornare bambini e bambine in mondi magici e fantastici? In vetrina, i marchi ed i prodotti, non si distinguono salvo vetrine speciali mono-brand, ma grazie alla scenografia siamo in un teatro di storie ogni anno diverse. L’obiettivo è dall’esterno richiamare l’attenzione per portare all’interno i clienti. Tra piani dedicati a “category” diversi, immersi in un mondo di decorazioni, esperienze digitali, luci e colori ognuno troverà i suoi regali e vivrà un’esperienza immersiva. Il segreto? Squadre di visual merchandiser, che con creatività e grande energia, mettono in scena le storie. Non è solo bravura o budget, dietro a grandi vetrine ci sono progettualità e pianificazione. Definire un tema 6 mesi prima, ispirati da tanta ricerca, poi vengono i prodotti.

Natale della tradizione

Le Decorazioni di Scalo Milano

Allestire i negozi indipendenti.

Mi capita di tenere anche dei workshop per negozi indipendenti ed in queste realtà dove magari è lo stesso titolare a fare l’allestimento, o si devono spalmare i budget su più mesi prevedere in anticipo il tema è ancora più importante. Perché prima sviluppo il “mood” , la creatività più facilmente potrò interpellare più fornitori , ricevere preventivi e idee e scegliere in condizioni più favorevoli. Cercare in Fiera, on line o anche in mercatino “second hand”, scelta di riciclo e recupero oggetti per creare scenografie è un’ottima soluzione, ma richiede tempo e idee chiare. Il negozio indipendente ha molte storie da raccontare, magari legate al suo territorio, solo che a volte non ne è consapevole.  Io credo molto anche nella cooperazione tra realtà meno strutturate, anche per questione di budget.  Realizzare un co-branding con un negozio di luci, una pasticceria, un biscottificio artigianale per un Natale goloso e locale. Un vivaio può aiutare ad abbellire l’esterno, magari con piante e profumi avvolgenti e creare anche delle soluzioni per l’interno, accompagnando il cliente in un percorso olfattivo e verde.  Nelle piccole città o anche nei quartieri di città più grandi, chi fa commercio si conosce e allora perché non cooperare? Lo scambio, l’unione, il confronto aiutano a volte a sopravvivere, sicuro a vivere meglio.

2.La palette di colori

Il colore è il primo elemento che racconta la stagionalità, accompagna la nostra vita ed emoziona. Come ci ricordano le “neuroscienze” il colore è la prima cosa che vediamo.  Associamo alcuni colori al Natale: il rosso, il verde, i metalli.  Per stimolare la curiosità del cliente, è importante proporre anche altre cromie. Una soluzione come ci insegna Tiffany, tra gli altri è partire dal colore della propria immagine coordinata.   Io adoro le vetrine di Tiffany, perché in spazi piccoli creano delle micro-storie. Tiffany ha il suo verde, Pantone 1837, anno di nascita del marchio.  In un recente Retail Tour, dopo aver analizzato le vetrine siamo entrati in boutique: la decorazione, l’albero i piccoli soggetti presenti nell’esposizione interna erano verde Tiffany. Coerenza e immagine impeccabili.

Ispirazioni e temi

Per avere delle ispirazioni su temi e palette, trovo utilissimi i materiali che escono da Christmasworld , la fiera che si svolge a fine gennaio a Francoforte e che è interamente dedicata alle Festività.  Quest’anno i trend parlavano di una tema di quiete e pace veicolato da toni neutri come i bianchi e i grigi riscaldati da un oro lucido e brillante, il tema delle feste scintillanti proponeva il fucsia tra altri colori saturi e intensi come il borgogna e un oro rosso/ giallo. Il verde bosco e il rosso, accostati ad un rosa tenue e al corallo erano nella palette del Natale della tradizione. Da queste fonti oltre alle cromie, ci sono ispirazioni su texture, materiali, effetti sulle superfici.  Possono davvero aiutarvi a sviluppare un tema per vestire a festa il negozio dalla vetrina fino al pacchetto.

Il verde Tiffany per le decorazioni

Tiffany racconta piccole storia in vetrina

3.Il packaging

Ogni regalo anche piccolo acquista o perde valore dal pacchetto. E’ l’ultimo punto, ma è prioritario il packaging per le Festività. Si deve investire ed essere creativi: nastri con il nome del negozio, pacchetti profumati, “shopping bags” e scatole di diverse dimensioni, meglio se da riciclare o riutilizzare. Ho osservato che quest’anno i panettoni si vendono in magnifiche scatole, che possono diventare contenitori per cappelli e accessori. Siate proattivi nel dare valore e idee sulle confezioni, fatevi ricordare, inserite un bigliettino da visita, anche i valori o servizi che rendono unico il negozio.  A Natale si acquistano regali il così il cliente fidelizzato può diventare il vostro “brand ambassador”, un veicolo per portarvi nuovi clienti.

Creare un servizio impeccabile

Creare un’area per i pacchetti è un servizio fondamentale e su questo il personale va formato, su come preparare il pacchetto, come porgerlo, come dare un consiglio personalizzato.  Ho analizzato per preparare un “visual tour” virtuale i migliori negozi e concept store di oggettistica per la casa e design. Molti usano il packaging, oltre che ha proporre il packaging come elemento differenziante e utilizzano l’area “gift” per generare traffico in una zona fredda della superficie.  Ogni scelta va fatta in funzione delle dimensioni del punto vendita e della sua organizzazione, io consiglio di collocare lo spazio dedicato ai pacchetti lontano dalla cassa, per evitare congestioni soprattutto negli ultimi giorni e per creare un altro punto relazionale e di interesse. 

 

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Visual tour nella Design Week, esperienza sul campo.

In questo post alcune tappe e parole chiave del “visual tour” nella Design Week 2019. Milano è una città ricca di stimoli per chi si occupa di Retail & Visual Merchandising , un territorio di osservazione ed esplorazione. Vetrine, nuove aperture, sperimentazione di format e contaminazioni. Milano ha una visibilità internazionale, è teatro di grandi eventi. Qui ci sono “case studies” per il Retail e il Visual Merchandising per il presente e per indagare il futuro. Tanti stimoli richiedono una mappa, una guida. Per questo propongo i miei “visual tour”. 

A proposito di Visual Tour

Il Visual o Retail Tour è uno strumento potente di formazione sul campo. Milano è in Italia il luogo perfetto per un “Visual Tour”. Faccio  “Visual Tour” anche a Venezia, mia città di nascita, dove sono spesso per lavoro. Non mi interessa avere l’esclusiva o dire che sono la più brava di tutti, ho un metodo che trovi qui e mi preparo con cura. Amo il mio lavoro e voglio essere efficace. Sono giornalista, oltre che trainer, così sono costantemente informata e aggiornata su aperture, progetti, il mercato. Guardo dietro le quinte.  Nel “Visual Tour” della Design Week,   scelgo una o più zone. Quest’anno ho deciso di tornare nella zona di Milano per prima protagonista degli eventi del Fuori Salone:  Zona Tortona, molto adatta per un  “Visual Tour” intenso, concentrato e trasversale.  Qui ci  sono, infatti, location  grandi come il Superstudio o Base o molto suggestive come l’Hotel Nhow.

visual tour in zona tortona

NHOW Hotel .Allestimento Design Week 2019

La scelta della zona

La cultura  mi piace, la curiosità, le contaminazioni sono determinanti per chi si occupa di Visual Merchandising e Retail. In Zona Tortona ci sono due realtà museali molto stimolanti: Armani Silos, di cui ho già parlato nel mio post  e il MUDEC , da vedere assolutamente.  I trend nascono da eventi culturali, installazioni museali, anniversari. Le scelte,  i codici visivi, vetrine e concept nascono dalle contaminazioni.  Abbiamo visto Frida Kahlo ovunque in quest’ultimo anno, proprio a questa grande donna ed artista il Mudec ha dedicato una mostra nel 2018. Quest’anno ricorre il centenario della straordinaria esperienza del Bauhaus.  Ho già visto oggetti, progetti e vetrine ispirati da questo anniversario.  Fare un “Visual Tour” vuol dire immergersi in mille stimoli e poi trovare con la facilitazione di un’esperta e la condivisione tra i partecipanti le parole chiave e applicarle al proprio mestiere. Voglio condividere le parole chiave e alcune tappe del “Visual Tour” nella MDW2019.  Le   “key words” sono: allestimento, beauty, colore, ecologico + sostenibile.

A come Allestimento

Le location e installazioni temporanee della Design Week offrono sempre idee davvero interessanti, ed è questa la ragione per cui organizzo sempre uno o più “Visual Tour” nella settimana più creativa dell’anno.  Ecco la prima tappa. Ho trovato divertente e colorato il Temporary Store di GALLO . Aperto esattamente per il periodo della MDW2019, proponeva una “limited edition” creata per l’occasione. Una superficie piccola con strutture lineari e pulite per risaltare i colori delle collezioni, presso lo spazio Drogheria di Via Tortona.

allestimento colorato

GALLO Temporary store , una tappa del Visual Tour

B di Beauty

Nel capitolo Beauty inserisco il #nofilterlab di Filorga.  Un pop up store con una location strategica in Largo delle Culture proprio al centro della Zona Tortona.  Notevole l’allestimento ed il concept pensato per l’Azienda francese che sta entrando in modo massiccio nel mercato italiano.  Interessante era l’integrazione con  online e off-line; nel Beauty Lab,  infatti al centro c’era un’installazione con ritratti di giovani fotografi, che hanno nei social network il loro mezzo di espressione privilegiato. Il nome stesso della “beauty lounge” è nato anche da un’ analisi sul web, gli hashtag #nofilter e #nomakeup ricorrono con grandissima frequenza in particolare su Instagram.  Filorga ha espresso un approccio progettuale davvero molto interessante.

 

pop up lounge

#nofilterlab Filorga MDW2019.

C di Colore

Lo showroom di Hans Boodt Mannequins in Via Vigevano è stata un’altra tappa durante il sopraluogo che ho fatto prima del “Visual Tour”.  La preparazione è un elemento di metodo indispensabile per garantire il risultato formativo di un “Visual Tour”. Il  colore Pantone dell’anno, il Living Coral 16-1546 ha incontrato la creatività e il DNA di Hans Boodt Mannequins, per una “limited edition”. Il risultato fantastico all’insegna dell’incontro tra design e colore, anche nell’allestimento. Il manichino è nel Fashion, ma non solo, il migliore alleato del Visual Merchandiser, quando è di qualità.

visual tour

Living Coral colore Pantone dell’Anno + Hans Boodt Mannequin

E come Ecologia e Sostenibilità

Sono parole chiave da affrontare e di cui essere responsabili:  come visual merchandiser, retail designer, ma soprattutto come esseri umani, da subito per avere un futuro. Cosi a chiudere cito “Ice Dream Design con-gelato” la straordinaria installazione di Sammontana, storica Azienda Italiana di gelati. L’Azienda è da anni impegnata in un percorso di miglioramento continuo dei propri processi aziendali, per una riduzione dell’impatto ambientale a vari livelli.E proprio in questa filosofia “green” ha presentato nella cornice della Magna Pars di Via Tortona una serie di arredi, progettati da Fabio Novembre. La collezione nasce da un innovativo processo di stampa 3D. I materiali: bio plastica, plastica riciclata e riciclabile. Immersivo l’allestimento curato dallo stesso Fabio Novembre, una spiaggia italiana, il Lido Sammontana.  L’effetto era di essere catapultati da aprile ad una magica estate italiana.

visual Tour nella Design Week

Sammontana alla Design Week.

Per concludere: i nuovi visual tour

Spero con questo post di avere trasmesso le parole chiave dell’esperienza del “Visual Tour” , dopo la pausa estiva si riparte. La prossima data a settembre durante la Fashion Week. Per conoscere il mio metodo e richiedere informazioni clicca  qui.  Per conoscere le prossime date vai qui .  Oltre ai “Visual Tour” periodici, a quelli che mensilmente faccio a completare con l’osservazione sul campo i  percorsi in aula,  costruisco itinerari su misura per aziende o imprenditori indipendenti. Dimenticavo,  faccio Visual Tour dal 2008…

 

 

 

 

 

Neuromarketing in vetrina

Come creare vetrine che coinvolgano il consumatore? Il post è dedicato ad un tema formidabile per un visual merchandiser: il  neuromarketing.  E’ sempre più difficile leggere i comportamenti dei consumatori.  I tradizionali strumenti non bastano più. In questo articolo condivido i contributi che le neuroscienze, offrono al visual merchandising, nella creazione di vetrine coinvolgenti ed emozionanti.

Cosa imparo, insegnando.

E si andare ad insegnare, specie se il livello dei corsi e dei partecipanti è molto alto come nelle attività di Retail Institute Italia , è per me sempre occasione di grandissimo scambio e opportunità per fare  nuove ricerche. Chi mi conosce sa che il tema neuromarketing , come le neuroscienze indagano i comportamenti ,  mi appassiona molto , a cui ho già dedicato un post.

Mettiamo al centro le emozioni dei clienti.

Le  emozioni al centro, perchè sono queste che determinano le nostre scelte come esseri  umani prima e poi clienti. Non abbiamo a che fare con consumatori, ma essere umani. Con i loro sensi, emozioni, comportamenti.  Io insisto moltissimo nei miei “speech”, training, docenze,  insomma  ovunque su questo tema, e il neuromarketing aiuta a comprendere. Ecco  due esempi:

  1. Dentro un mall, che non conosciamo i nostri sensi  sono all’erta e possiamo sentirci disorientati e persi.
  2. Dentro un negozio piccolo con un’alta densità espositiva ci sentiamo oppressi e non vediamo l’ora di uscire.

Come animali persi e iperstimolati ci muoviamo in una giungla metropolitana. Per sopravvivere,    leggiamo il mondo attraverso i sensi .

Il nostro cervello elabora con una velocità impressionante moltissime informazioni. La presa delle decisioni per il 90-95 per cento avviene a livello inconscio, compresa quella davanti ad una vetrina di entrare o no in un negozio. Allora cosa possiamo fare? Capire e fare ricerca, a partire dal neuromarketing.

Neuromarketing in vetrina

Vetrina Valentino Milano. Il movimento dei manichini.

Fare la vetrina con il neuromarketing

I tips che vi propongo sono per buona parte tecniche che i visual merchandiser mettono già in pratica, empiricamente, ma le motivazioni possono aiutarci a sostenere scelte nell’allestimento. Ecco come applicare il  neuromarketing in vetrina:

1) Semplicità. Il visual merchandiser sa che una vetrina, troppo carica di elementi non attrae, non vende. Perche? Impegna troppo le nostre facoltà cognitive.

2) Forma e colore . Il colore, i contrasti di colore, attirano  istintivamente. Il colore è il primo elemento,  che riconosciamo, poi le forme e poi i numeri e le parole. Per la nostra sopravvivenza, quando prima di essere animali persi in giungle d’asfalto, abitavamo boschi e foreste  riconoscere subito il rosso, colore del sangue, ma anche della frutta matura era essenziale.  Il  rosso è il colore che riconosciamo nel tempo più breve.  Allora? Sono più impattanti vetrine che giocano con i contrasti di colore, inoltre favorisce la leggibilità del prodotto. A  livello di forme funziona molto bene anche il contrasto tra oggetti piccoli e oggetti grandi. Utilizzando il “fuori scala” possiamo rimpicciolire oggetti grandi, una macchina diventa una vetrina di tante macchinine. O ingrandire, una vetrina con la scenografia di un oggetto piccolo, come un orologio ingrandito crea interesse e attenzione.

3) Il potere del movimento. In poco frazioni di secondo,  registriamo del movimento. Immaginate di vedere qualcosa dentro un cespuglio, sarà un serpente, o qualcosa da mangiare? Questo il pensiero veloce dei nostri antenati. Quindi vetrine con elementi scenografici,   che si muovono,  persone in vetrina,  vetrine digitali. Se non avete tutti questi elementi o lo spazio adatto,  create con le tecniche che il visual merchandiser usa: come un  display che suggerisca il movimento. Le pose e disposizioni dei manichini per esempio. Oppure giochi di forme e colori,  anche qui l’arte viene in soccorso del visual merchandiser, pensate ai quadri di Balla e Boccioni o alle illusioni ottiche e percettive.

4) Il fattore umano. Il viso, una sagoma catturano immediatamente. Vi siete chiesti come mai stiamo tornando a manichini sempre più antropomorfi, spesso anche con visi, trucco e parrucco. Certo può essere una moda ma vista dal punto del neuromarketing possiamo dire che la figura umana acchiappa sempre. Il viso è il primo elemento che riconosciamo da piccoli. Quindi ha un potere incredibile, questo vi può aiutare nella scelta dei manichini.  Anche la direzione dello sguardo ci influenza,  infatti, degli esperimenti hanno verificato che se vediamo una modella che in una campagna guarda in una direzione, la  seguiamo. In vetrina attraverso la disposizione dei manichini, ad esempio girando le teste possiamo portare l’attenzione verso l’interno del negozio, o verso un display.

5) La ripetizione e la familiarità. Nei miei corsi, visto che sono un’appassionata lettrice di gialli, cito il personaggio di Hannibal Lecter, ” desideriamo, quello che vediamo”, oggetti che abbiamo più volte sotto gli occhi, ripetuti diventano oggetti del desiderio. Il visual merchandiser sa che per vendere un prodotto, questo vale in tutti i settori, questo deve essere visto prima di tutto, anche più volte.  Meglio se in porzioni di spazio diverse, in vetrina, in un punto display interno, nella comunicazione.  Magari dopo averlo già visto nella campagna media. Sono buoni esempi di questo,   da marchi come Diesel o Nike, che praticano con assoluta coerenza la ripetizione di un pay off, un‘immagine: dai media al negozio.

il colore attrae

Krizia Milano. Contrasto di colore e stampa animalier, iconico del brand.

Per finire

Il neuromarketing aiuta i visual merchandiser, che spesso sono visti dalle altre funzioni aziendali come degli esteti,  impallinati con la cura dei dettagli a sostenere scelte e richieste, magari un budget più alto per cambiare i manichini o alleggerire una vetrina, una parete per renderla più leggibile. Io sostengo che il visual merchandising è uno strumento per raggiungere obiettivi di immagine e commerciali assecondando il modo  naturale di vedere delle persone, comprendendo i loro comportamenti nello spazio. Ogni scelta va poi misurata e proprio a questo dedicherò il mio prossimo post. Per essere sempre aggiornato, seguimi  anche su Instagram.

 

 

 

 

Manichino, protagonista creativo.

Il manichino è un prezioso alleato del visual merchandiser.  A Palazzo Pucci,  durante la scorsa edizione di Pitti Immagine  Uomo, è stato presentato uno straordinario  percorso creativo. I protagonisti sono stati  due marchi storici Made in Italy: Emilio Pucci e Bonaveri. In questo post la descrizione dell’evento , dove i  manichini sono diventati gli  attori principali.

Il percorso e la location a Firenze

Il percorso si è articolato in tutta l’ampiezza di Palazzo Pitti,  dove sono stati esposti dal 12 al 15 giugno  abiti, oggetti, figure ed istallazioni delle due Maison, Bonaveri e Pucci, un tratto in comune : la ricerca di un’estetica perfetta.  L’esposizione è un progetto di Emma Davidge -Creative Director di Chameleon Visual. Questa mostra mi ha davvero ispirato a ripensare al manichino, argomento di uno tra i miei primi post.

Manichino fuori scala

Il manichino gigante all’inizio del percorso. Foto Lapo Quagli

 

Protagonista : il manichino.

Il manichino è protagonista a partire dalla partenza del percorso: il Cortile Centrale con l’Emilio Bar. Una serie di manichini di archivio degli anni 70 sono stati decorati con i colori della stampa “Vivara“,  icona di Emilio Pucci. Un manichino alto 6 metri, un gigante domina la scena.  Spettatori di una sfilata al secondo piano sono 57 manichini colorati con la scala  Pantone di Pucci, 31 colori. Indossano accessori provenienti dagli archivi della Maison. Il Salone Balcone è invece caratterizzato dal bianco e nero, per contrasto. Qui si trova un’istallazione : un caftano animato da 2 ventilatori. L’installazione simboleggia il senso di libertà e leggerezza,  che animava le collezione di Emilio Pucci. I temi decorativi dell’Universo di Emilio Pucci, vanno in scena nella Sala Bianca , 5 manichini protagonisti di istallazioni esaltano i materiali iconici della Maison:

  • paglia
  • frange
  • rouches
  • perle
  • acconciature particolari.

L’artigianalità e la creatività sono un tratto comune tra Bonaveri e Emilio Pucci, infatti al piano terra del Palazzo trova posto un percorso tra Sala del Taglio, del Cucito e il Laboratorio di Decorazione.  Ultima tappa è  lo studio di Emilio Pucci, dove i manichini a misura bambino , indossano la collezione bimba. Qui sono anche esposti  oggetti personali, disegni e schizzi del grande stilista.

Manichini colorati

Galleria di manichini con accessori Emilio Pucci. Foto Lapo Quagli.

Il visual merchandiser, una definizione.

Mi ha molto colpito quanto ha detto Andrea Bonaveri a proposito di questo progetto: ” L’artigianato artistico che dimora in imprese come Pucci e Bonaveri e che si esprime nella capacità degli uomini e donne di costruire centimetro per centimetro la bellezza è il vero protagonista della nostra mostra”. Uomini e donne,  che costruiscono centimetro per centimetro la bellezza , ecco questo è il lavoro dei visual merchandiser. Ogni giorno , tutti i giorni ,  I visual merchandiser , spostando un’attrezzatura espositiva e liberando un percorso, orientando un faretto su un manichino, attaccando con cura una vetrofania in vetrina , centimetro per centimetro costruiscono bellezza , o ci provano… A tutti e tutte costruttori e costruttrici di bellezza auguro  una splendida estate .

Foto di Lapo Quagli

Athleisure: come allestire

L’Athleisure è in grande espansione. Un’ottima opportunità per i visual merchandiser. Nuove aperture di brand, format ed eventi in store. Display dinamici ed emozionali. La scelta del lay out. Il ruolo del materiale P.O.P. In questo articolo la mia analisi e una “case history” molto stimolante.

Athleisure: il punto sul fenomeno

Athleisure è un nuovo termine che nasce dall’Unione “Athletic” e “Leisure”, tempo libero. Punto di partenza è il macro trend dell’attenzione  al benessere, alla salute  alla forma fisica. Il trend coinvolge generazioni di consumatori, diversi per età, valori e localizzazione. Così i retailer dell’abbigliamento sportivo e accessori aprono a nuovi mercati, sperimentano format, aprono store.  Contemporaneamente i marchi del Fashion propongono “capsule collection”, collezioni ispirate al fenomeno  Athleisure. Il successo delle sneaker dura da molte stagioni. Per questo è assolutamente  normale vedere  persone in contesti e di generazioni diversi con out-fit sportivi rivisitati in chiave “glam” o “office”. Anche nella prossima edizione di White , a Milano dal 23 al 26 febbraio, come in quella di gennaio appena conclusa , ci sarà uno spazio importante all’Athleisure.

Le key word dell’Athleisure

Dal mio punto di vista ed esperienza ci sono delle key word, i punti più importanti,  per il retail design e visual merchandising dell ‘Athleisure, ecco la mia selezione:

  • creare un’atmosfera dinamica in store attraverso display e manichini,
  • progettare spazi nel lay out per eventi ed esperienze,
  • costruire il lay out merceologico  per attività sportive e occasioni d’uso , ad esempio il  training e tempo libero,
  • puntare sul materiale p.o.p  per creare un percorso chiaro ed intuitivo , dare informazioni tecniche e stimolare desideri e acquisti,
  • proporre ai clienti “act experiences” , come  farli muovere, allenare, ballare , provare , giocare.

Sono spunti e idee , i più importanti secondo me. Il settore è davvero in espansione, uno tra i più stimolanti e interessanti  per i visual merchandiser e i retail designer.

Case History: Secret Room di AW LAB  Puma Fenty – Secret Room

Il mondo dell’Athleisure è caratterizzato da un retail dinamico con molte iniziative in store sia nei mono-marca che nei multi-brand.  AW LAB  crea molti eventi nei propri negozi e cura moltissimo concept e visual merchandising. Nel flagshipstore di Barcellona  in AV.Portal del Angel ha creato un’area espositiva di grande impatto: Puma Fenty-Secret Room. Lo spazio realizzato nello scorso autunno è dedicato alla collezione FENTY PUMA,  di cui Rihanna è “creative director”.Il progetto  è stato seguito da Fabio Cinquesei, Visual Merchandising & Trade Marketing Manager AW LAB, e Marianna Langella, Visual Merchandising & Marketing Specialist Spain AW LAB. Il concept e il visual merchandising dell’area partono  dalla collezione FENTY PUMA by Rihanna di ispirazione college rivisitato con tocchi gotici e influenze dalla street culture giapponese. E al mondo del college sono ispirati arredi e attrezzature espositive, armadietti in ferro e panchine di ferro per provare le calzature, che ricordano l’atmosfera di uno spogliatoio. A lato della porta d’entrata  due stand di ferro espongono la collezione “apparel”, mentre il prodotto “footwear” è presentato su piccole mensole. I manichini sono su grandi cubi in legno e enfatizzati dall’illuminazione.

visual merchandising Athleisure

AW LAB – Flagshipstore Barcellona

Punto focale della stanza è un grande schermo adiacente agli armadietti dove scorre in ” loop” la collezione, presentata a New York, con una colonna sonora coinvolgente per un’esperienza immersiva e multi-sensoriale .L’iniziativa ha coinvolto anche delle “influencer” spagnole, con notevoli risultati di interazione sui social AW LAB in particolare FB e Instagram  e un aumento del traffico in store.

Food & Visual Merchandising

Il food assieme al fashion sono due eccellenze italiane. Trainano la ripresa. Ad affermarlo il recente Retail Summit di settembre a Stresa. Vediamo tanti spazi, eventi, iniziative dedicati al food, ma da una mia recente ricerca ho scoperto che ci sono tante case history,  ma pochi criteri espositivi certi sul visual merchandising del food. Quindi iniziamo. 

Come si può costruire il visual merchandising per il food?Per prima cosa diamo una definizione. Non è “l’impiattamento”  a cui ci hanno abituato tante trasmissioni televisive di successo o il food design, che trasforma lavora sulla trasformazione delle materie prime. Quando penso al visual per il food penso ad applicare criteri espositivi che rendano performante un bar, un ristorante o un negozio di alimentari, un’enoteca, una pasticceria. Osservo come cliente ed esperta di visual merchandising, molti locali senza un’identità precisa, con concept tutti uguali e spesso pieni di elementi incoerenti. Ci sono anche molto  “case history” interessanti che seleziono durante i miei visual tour.  Quello che manca o non è organizzato sono dei criteri espositivi generali. Esempi belli, ma come si possono poi replicare? Ovviamente nelle mie considerazioni non considero grandi catene organizzate, ma anche tutta un’infinità di locali indipendenti che popolano il mercato. Considero anche i negozi, le gastronomie e i panifici ad esempio, che sempre di più si organizzano per creare anche spazi dove i clienti possono consumare sul posto gli acquisti.  Una delle domande che mi faccio è esiste una cartella colori per esporre le vaschette di gelato?

Food Visual Merchandising: le mie Key Word

Il food è il prodotto dal ciclo di vita più breve e più consumato al mondo, proprio dall’osservazione del settore scopriamo nuovi trend. In Italia domina pensieri e conversazioni, oltre che i media. Per questo creare anche una cultura strutturata di visual merchandising per il food è una meravigliosa sfida e opportunità. Ecco le mie key word, un punto di partenza:

  1. Prodotto
  2. Presentazione
  3. Packaging
  4. P.o.p (materiale)
  5. Progetto

#1 Prodotto

Il prodotto, come in tutti i settori è il punto di partenza, qui le caratteristiche qualitative e materiali sono determinanti. Ogni scelta di visual merchandising deve partire da qui. Nella scelta di un locale o di un negozio dove acquistare oltre che gli aspetti del gusto, del sapore e della scelta, della presentazione igiene, pulizia e freschezza sono quello che come clienti cerchiamo. In generale gli aspetti visibili di conservazione dei prodotti, lo stato delle confezioni.

#2 Presentazione

Sinonimo di display è elemento importantissimo, la chiave della creazione di criteri espositivi per il food.  Molte domande e ricerche da fare sul campo, ma qualche certezza. Massificare è importante. Cosa vuol dire che nulla è più triste di un banco gastronomia, vuoto con poche opzioni, di un alzatina per le torte con una sola fetta. Quindi la produzione, gli ordini il riassortimento sono la chiave strategica del successo. Certo se voglio enfatizzare una bottiglia di vino dall’annata strepitosa, la isolerò come se fosse un gioiello, magari costruendo un display con bicchieri di degustazione e un cavatappi di design, per aprirmi anche al cross merchandising. Se una pasticceria è riconosciuta per una ricetta, una torta speciale può creare una vetrina solo con quella,  magari in grandezze o varianti diverse. Così come è intuitivo che ogni presentazione nel food terrà presente del valore dello spazio e delle basi della percezione visiva. Con l’avvertenza che nel food oltre la vista  gusto e olfatto sono i sensi da solleticare. In sintesi se un panino a vedersi non sembra buono, io consumatore avrò l’immediata percezione che non ha avrà un buon gusto.

#3 Packaging

Quanto conta per il packaging per  il successo di un prodotto alimentare? Tantissimo. Ma non solo perchè la confezione, fa parte della presentazione e della sicurezza, ma perchè mi aiuta a scegliere. Viviamo nell’era delle “nicchie” alimentari, persone che per scelte etiche religiose o di salute evitano ingredienti o materie prime. Ecco il packaging da informazioni immediate e veloci che aiutano a scegliere, oltre che a rispettare normative. Quindi va studiato con grande attenzione e aiuta la presentazione. Pensate alla ricerca attorno alle etichette del vino.

#4 P.o. p

Inteso come materiale p.o.p, la comunicazione in store tradizionale o digitale che aiuta a costruire il “food theatre”. Il materiale p.o.p aiuta a costruire uno storytelling attorno al food, come Eataly e Grom insegnano. Anche se un uso improprio crea un effetto negativo. Fermiamoci a pensare al target, ai propri valori alle modalità di consumo e acquisto, alla strategia di comunicazione all’identità.  Torniamo ai fondamentali:  un’immagine o un video è più forte delle parole, ma a volte stampare una ricetta del mese dietro uno scontrino o la lista degli ingredienti a fianco dei gelati è più importante. Comunichiamo troppo o troppo poco, dipende quello che osservo è che a volte si comunica a caso. Resto convinta che il materiale p.o.p resti una grande risorsa. La vetrina dei tramezzini è sguarnita, un bel cartellino che dice  propone una soluzione, un’alternativa, che spiega trasforma una mancanza in un’opportunità.

#5 Progetto 

Ogni locale, ogni negozio deve avere la sua identità che si esprime attraverso colori, arredi, materiali, forme e design. Cosa importante deve essere costruito su misura, attorno al prodotto e all’idea di impresa. Non una cattiva copia del locale più di successo della piazza o anonimo, o un mix di attrezzature acquistate in una fiera di settore. A volte una vecchia trattoria di campagna emoziona più di un locale in città  bello ma freddo, la prima è autentica anche se i quadri alla parete sono di cattivo gusto.  Allora il progetto è sicuramente una voce su cui non risparmiare. Anche perchè se un locale, un negozio specializzato ha successo il format si può replicare.

Case history: eccellenza nel caffè. Il Flagship store Lavazza a Milano 

Vi propongo una bella  “case history”, il caffè è un grande amore tutto italiano e Lavazza, azienda leader ha aperto il suo flagship store nel cuore di Milano, in Piazza San Fedele. Un luogo dove degustare le creazioni e gli strumenti del centro studi di Lavazza, il Training Center di Lavazza, il più grande laboratorio dedicato al caffè a livello internazionale.

 

Lavazza flagshipstore

Visual merchandising per il food

Lo spazio è un Coffee Design  dall’atmosfera accogliente e raffinata. I momenti centrali sono dedicati  al breakfast e al  dessert.  Nel laboratorio di Coffee Design sono previsti eventi dove  assistere alle preparazioni e poi trasformazioni del caffè:  spugne e spume, caviali e Coffeetail, che rientrano nel Menù.  L’obiettivo dell’Azienda torinese che ha negli anni collaborato alla trasformazione della materia caffè con grandi chef come Ferran Adrià, Carlo Cracco, Massimo Bottura e Davide Oldani è creare uno spazio esperienziale dove il caffè diventa un’arte. Se vuoi restare aggiornato sui nuovi format e tendenze per il “food visual merchandising” partecipa ai miei visual tour.

 

 

 

 

Visual merchandising e neuroscienze. Istruzioni per l’uso.

Uomini e donne hanno reazioni differenti davanti a una vetrina? La risposta è si. In questo post vi dico perchè.

Uno degli argomenti che mi appassiona di più è comprendere quali sono le differenze di comportamento tra uomini e donne in negozio o davanti ad una vetrina. Qualche risposta la trovo nel neuromarketing, incontro tra chi si occupa di neuroscienze e marketing. Il visual merchandising è uno strumento di marketing e possiamo rivedere alcuni criteri espositivi alla luce delle scoperte sul funzionamento del cervello.

Le emozioni dei consumatori al centro

Nel mio e-book  “Vetrina che fare”,  puoi scaricarlo, se non lo hai già fatto qui,  scrivo dell’importanza delle emozioni in vetrina.  In negozio siamo, attraverso i sensi  bombardati da stimoli,  che elaboriamo inconsapevolmente. Gli stimoli  provocano stati d’animo che ci portano ad agire e decidere.  Una vetrina troppo piena crea uno stress cognitivo.  Un  lay out poco leggibile,  percorsi poco visibili, troppe opzioni o troppo poche mettono il consumatore a disagio.  Il comportamento dei clienti  sarà di uscire dallo spazio il prima possibile . Il ricordo dell’esperienza sarà poco positivo e non torneremo volentieri in quel negozio. Tuttavia l’esperienza è vissuta in modo differente da donne e uomini. Quando parlo di cervello maschile e femminile mi riferisco alla nostra situazione genetica di partenza,  non a stereotipi sessuali o di genere.

neuroscienze e visual merchandising

Le neuroscienze aiutano il visual merchandising

Consumatori e consumatrici : 6 differenze

Ci sono delle differenze fisiche tra cervelli femminili e maschili , anche se la cultura o meglio le culture influenzano i comportamenti ed il  cervello è un organo plastico e cambia nel corso della vita. Le neuroscienze danno spunti interessanti per il visual merchandising:

  1. Nella corteccia frontale e prefrontale,  aree che controllano la presa di decisioni ci sono differenze di spessore.
  2. Le donne hanno un corpo calloso più sviluppato di quello degli uomini con una maggiore connessione tra gli emisferi, un link tra parte emotiva e razionale.
  3. Un numero maggiore di neuroni a specchio che favorisce  nelle donne una maggiore empatia.
  4. Gli uomini hanno una percezione spaziale migliore e preferiscono una comunicazione più legata all’immagine.
  5. Le donne hanno un numero maggiore di neuroni nell’area del linguaggio .
  6. La grandezza maggiore dell’area della corteccia prefrontale rende le donne più resistenti allo stress.

Applicazioni al visual merchandising

Vetrine al femminile o al maschile? Negozi separati? Possibile,  ci sono molti brand che aprono store separati . Il mio invito è a tenere presente,  in un concept, un allestimento le differenze.  Esistono sistemi di “face reader” per identificare chi abbiamo di fronte e mandare con un display digitale contenuti diversi. Chi lo ha sperimentato ha ottenuto risultati di vendita superiore rispetto ad una comunicazione “asessuata”.  E il lay out interno?  Prendiamo per buono che le donne siano più sensibili alle relazioni e che sopportino meglio lo stress, uno store per “lei” può sviluppare un percorso con punti di interazione,  relazione con prodotti, persone o comunicazione. Le donne possono tollerare meglio lo stress di un  lay out meno lineare e chiaro e preferire un percorso a isole o “free flow”. Il lay out invece a misura di ” lui” deve prevedere un percorso chiaro, facile ed intuitivo , con corridoi ampi e passaggi fluidi anche in caso di affollamento. Molto efficace è una comunicazione  prevalentemente di immagini che presenti intuitivamente i vari reparti.

Le differenze diminuiscono con l’età

Un punto interessante è che con l’età le differenze si riducono.  Invecchiando si perde un pò in capacità di concentrazione e si ha una diversa reattività agli stimoli . Negozi dedicati agli anziani? Non necessariamente,   ma  attenzione a lay out chiaro, alle attrezzature ergonomiche.  Il visual merchandising e la progettazione devono facilitare l’accessibilità al prodotto e considerare la  diversa mobilità delle persone ” grandi”. Pensiamo che,  in alcuni mercati, compreso il nostro i senior sono la maggior parte dei consumatori.  Ho fatto degli esempi,   ma questo post vuole essere un invito a verificare le scelte di visual merchandising con neuroscienze e neuromarketing.

Case history

La foto iniziale è il nuovo store di Julipet  noto brand di intimo e pigiameria maschile, che ha aperto ad aprile nel Quadrilatero della moda di Milano e lo fa in grande stile. Sessanta metri quadrati su due livelli in Via Verri 3. Da visitare anche alla luce di questo post.

 

Visual tour : il mio metodo e la mia esperienza

Il visual e retail tour è uno strumento formidabile di ricerca tendenze e training. Perché un visual tour sia efficace , va preparato:  ecco il mio metodo.

Il visual e retail tour è uno strumento formidabile di “cool hunting & training” . Per organizzarlo bene io seguo un metodo preciso. Nasce dalla mia esperienza.  Per prima cosa mi informo sui partecipanti , aziende e ruolo. Cerco di capire per loro cosa è più interessante da osservare sul campo . Poi creo un mix di proposte che mi permettano di ottimizzare tempi e spostamenti. Scelgo un tema come il “digital signage” e individuo gli store di diversi settori e formati che siano esempi eccellenti.  Il tema di un visual tour  può essere un format di retail . Si può organizzare un visual tour che preveda la visita di una selezione di “concept store”. Il focus può essere sui “department store” .

La scelta dell’itinerario

Un format per me interessante e di cui sono un’esperta sono i “pop up store”e “temporary store” .  “Temporary Store: la strategia dell’Effimero” è il libro che ho scritto nel 2010  . L’importante è scegliere sempre “case history” innovative ed esemplari. Mi è capitato di organizzare visual tour dedicati ad un settore. L’itinerario si sviluppa in più zone e format.   Milano non è solo la capitale del fashion.  Visual tour dedicati  alla gioielleria e orologeria di lusso oppure alla profumeria selettiva offrono  grande idee ed ispirazioni. Ci sono periodi dell’anno dove quartieri della città diventano protagonisti di eventi.  Per la  “Design week 2017″ , propongo  un visual tour è nei distretti di Brera  breradesigndistrict.it e Lambrate   venturaprojects.com. La scelta può anche cadere in una zona in espansione della città. L’itinerario che ho scelto per i partecipanti dell’Executive Master in Shopper Marketing & In Store Communication  di Popai Italia , si è sviluppato nella zona di Piazza Gae Aulenti.

Siviglia Visual tour Beauty

       Visual tour “beauty” 

Pianificare le visite

Una volta deciso il percorso , si contattano gli store. Dove possibile la visita si fa accompagnati da un responsabile interno. Prima di partire ai partecipanti spiego l’itinerario , racconto le ragione della scelta e faccio un breve storytelling dei marchi. Nel brief sottolineo gli  elementi da analizzare,  che condividiamo nel debrief finale a conclusione del visual e retail tour. Ci sono casi sopratutto in visual e retail tour organizzati su misura per una Azienda o con gli studenti , in cui preparo una scheda di osservazione. La griglia è  utile per dare un’oggettività maggiore all’esperienza. Per gli studenti , che magari hanno un approccio più teorico e meno esperienza pratica , la scheda di osservazione è importante per interiorizzare gli elementi da osservare, che  per gli addetti ai lavori sono sicuramente  più intuitivi.

La “design week 2017” sta arrivando

Sto preparando i miei prossimi visual tour per la “Design Week ” a Milano. Evento effervescente e stimolante . Possiamo andare assieme a “caccia” di ispirazioni.  Siete curiosi? Scrivetemi liberamente : milanretailstore@gmail.com .

 

Visual merchandising per la casa

Visual merchandiser per il mondo casa

Vendere prodotti  per il settore Home è entrare nei sogni e desideri dei clienti.  La casa è protezione , luogo di affetti e anche di lavoro . Chi  vende  articoli per la casa  come i negozi di biancheria e tessuti e/o oggettistica deve proporre una vendita ed un visual merchandising emozionale.

Vendere articoli  per la casa è più intimo che vendere prodotti per la persona, abiti e accessori sono pubblici , comunicano con l’ambiente sociale, mentre le nostre abitazioni rivelano chi siamo, il nostro cuore e il nostro gusto e generalmente è riservato alle persone che amiamo, famiglia e amici.

Il visual merchandiser che vuole specializzarsi in questo settore merceologico deve partire da questo punto. Nell’arredo casa ci sono articoli “freddi” come l’oggettistica,  che non si possono manipolare , dove sopratutto è fondamentale il ruolo delle attrezzature espositive , della tridimensionalità , del colore . Ci sono poi gli  articoli  “caldi” come la biancheria per la tavola, che si può esporre in molti modi diversi.

homi 2016. Oggettistica per la tavola

Homi 2016. Oggettistica per la tavola

Nel tessile una cura particolare va dedicata a  tessuti per arredo casa, venduti anche da confezionare In negozio e in vetrina é opportuno  tende già confezionate , poltrone o divani rivestiti per far vedere i prodotti finiti e dare idee al cliente.

Per le vetrine è  molto utile un calendario commerciale che segua la stagionalità e modalità di vendita  del settore. Le  vetrine si possono vanno cambiare  con minore frequenza del Fashion, anche una sola volta al mese. Le vetrine  di una catena trasmettono un’immagine riconoscibile e uniforme. Il  negozio indipendente e quasi sempre  multi-marca  può  fare vetrine a tema , dove convivono marchi diversi o dedicare una vetrina ad un solo brand. La scelta dipende dall’analisi del mercato e dall’offerta merceologica. Un consiglio: cercare sempre anche presentando brand diversi  coerenza di prezzo, stile e target.  Molto efficaci sono  vetrine  e  display interni che propongono un  cross merchandising: mix : oggettistica,  biancheria, decorazione.  Una bella tavola con piatti , bicchieri e posate a tema e coordinate aiuta il cliente a immaginare , cattura l’attenzione e emoziona. Il visual merchandiser  ha  molti spunti  da riviste di arredo, fiere come Homi, www.homimilano.com .

Le foto di questo post sono protette da copyright ©,   Roberta Campione  2016 ,    https://www.behance.net/robertacampione

visual merchandiser: il ruolo

Lavorare come visual merchandiser è una bellissima opportunità. Il visual merchandiser è un ruolo cercato da molte Aziende , fate una ricerca su  fashion job  http://www.fashionjob.it  o consultate le ricerche su linkedin , così scoprirete la ricerca di  visual merchandiser. Il visual merchandiser è, per me,  il regista della “shopping experience”.  ” Noi siamo quelli che stanno dietro le quinte, a lavorare per creare l’effetto complessivo, anche se sono i responsabili degli acquisti a scrivere la storia e forniscono il contenuto. Siamo quelli che devono infondergli la vita. “ ha detto Tony Morgan, https://www.facebook.com/Tony-Morgan-Visual-Merchandisng-191745601807/,  visual merchandiser di Selfridges , www.selfridges.com.  Ci vuole tanta passione, motivazione e competenze trasversali. In Italia il visual merchandiser è stato identificato  con il vetrinista fino agli anni 90. Un mercato competitivo e globale, il cambiamento nella struttura delle Aziende  portano il visual merchandiser a occuparsi di  vetrina e di lay out interno. Il visual merchandiser si occupa di store mono-marca , di corner, di showroom e di eventi.   Le mansioni del visual merchandiser sono diverse, il contesto aziendale definisce il profilo e lre opportunità di carriera.

la sede di IED Venezia

                       La sede di IED Venezia

Le competenze del visual merchandiser sono.: creatività  e problem solving , sensibilità per trend e marketing, saper formare e lavorare in un team, leadership,flessibilità  e molta  resistenza allo stress, velocità e manualità. Il visual merchandiser lavora con le mani, veste un manichino, con la testa , deve avere chiari tempi e priorità , con le persone in store o in Azienda. molti gli  sviluppi di carriera: Junior/senior  visual merchandiser ( reparto o store) ,Visual di area o zona,Visual di category ,Visual trainer,Visual merchandising coordinator,Store planner ,Grafic e Digital signage ,Visual merchandiser free-lance. Come prepararsi . è bene partire da quello che si sa per proprio percorso si studi. Un laureato/a  in architettura  può diventare un visual merchandiser dedicato allo store design, chi ha studiato come fashion designer può essere un visual merchandiser in store e lavorando con i buyer sviluppare visual book . Per formarsi un’opportunità a Venezia http://www.ied.it/venezia/scuola-moda/corsi-specializzazione/visual-merchandising/CCG2808I. Vi aspetto