Food & Visual Merchandising

Il food assieme al fashion sono due eccellenze italiane. Trainano la ripresa. Ad affermarlo il recente Retail Summit di settembre a Stresa. Vediamo tanti spazi, eventi, iniziative dedicati al food, ma da una mia recente ricerca ho scoperto che ci sono tante case history,  ma pochi criteri espositivi certi sul visual merchandising del food. Quindi iniziamo. 

Come si può costruire il visual merchandising per il food?Per prima cosa diamo una definizione. Non è “l’impiattamento”  a cui ci hanno abituato tante trasmissioni televisive di successo o il food design, che trasforma lavora sulla trasformazione delle materie prime. Quando penso al visual per il food penso ad applicare criteri espositivi che rendano performante un bar, un ristorante o un negozio di alimentari, un’enoteca, una pasticceria. Osservo come cliente ed esperta di visual merchandising, molti locali senza un’identità precisa, con concept tutti uguali e spesso pieni di elementi incoerenti. Ci sono anche molto  “case history” interessanti che seleziono durante i miei visual tour.  Quello che manca o non è organizzato sono dei criteri espositivi generali. Esempi belli, ma come si possono poi replicare? Ovviamente nelle mie considerazioni non considero grandi catene organizzate, ma anche tutta un’infinità di locali indipendenti che popolano il mercato. Considero anche i negozi, le gastronomie e i panifici ad esempio, che sempre di più si organizzano per creare anche spazi dove i clienti possono consumare sul posto gli acquisti.  Una delle domande che mi faccio è esiste una cartella colori per esporre le vaschette di gelato?

Food Visual Merchandising: le mie Key Word

Il food è il prodotto dal ciclo di vita più breve e più consumato al mondo, proprio dall’osservazione del settore scopriamo nuovi trend. In Italia domina pensieri e conversazioni, oltre che i media. Per questo creare anche una cultura strutturata di visual merchandising per il food è una meravigliosa sfida e opportunità. Ecco le mie key word, un punto di partenza:

  1. Prodotto
  2. Presentazione
  3. Packaging
  4. P.o.p (materiale)
  5. Progetto

#1 Prodotto

Il prodotto, come in tutti i settori è il punto di partenza, qui le caratteristiche qualitative e materiali sono determinanti. Ogni scelta di visual merchandising deve partire da qui. Nella scelta di un locale o di un negozio dove acquistare oltre che gli aspetti del gusto, del sapore e della scelta, della presentazione igiene, pulizia e freschezza sono quello che come clienti cerchiamo. In generale gli aspetti visibili di conservazione dei prodotti, lo stato delle confezioni.

#2 Presentazione

Sinonimo di display è elemento importantissimo, la chiave della creazione di criteri espositivi per il food.  Molte domande e ricerche da fare sul campo, ma qualche certezza. Massificare è importante. Cosa vuol dire che nulla è più triste di un banco gastronomia, vuoto con poche opzioni, di un alzatina per le torte con una sola fetta. Quindi la produzione, gli ordini il riassortimento sono la chiave strategica del successo. Certo se voglio enfatizzare una bottiglia di vino dall’annata strepitosa, la isolerò come se fosse un gioiello, magari costruendo un display con bicchieri di degustazione e un cavatappi di design, per aprirmi anche al cross merchandising. Se una pasticceria è riconosciuta per una ricetta, una torta speciale può creare una vetrina solo con quella,  magari in grandezze o varianti diverse. Così come è intuitivo che ogni presentazione nel food terrà presente del valore dello spazio e delle basi della percezione visiva. Con l’avvertenza che nel food oltre la vista  gusto e olfatto sono i sensi da solleticare. In sintesi se un panino a vedersi non sembra buono, io consumatore avrò l’immediata percezione che non ha avrà un buon gusto.

#3 Packaging

Quanto conta per il packaging per  il successo di un prodotto alimentare? Tantissimo. Ma non solo perchè la confezione, fa parte della presentazione e della sicurezza, ma perchè mi aiuta a scegliere. Viviamo nell’era delle “nicchie” alimentari, persone che per scelte etiche religiose o di salute evitano ingredienti o materie prime. Ecco il packaging da informazioni immediate e veloci che aiutano a scegliere, oltre che a rispettare normative. Quindi va studiato con grande attenzione e aiuta la presentazione. Pensate alla ricerca attorno alle etichette del vino.

#4 P.o. p

Inteso come materiale p.o.p, la comunicazione in store tradizionale o digitale che aiuta a costruire il “food theatre”. Il materiale p.o.p aiuta a costruire uno storytelling attorno al food, come Eataly e Grom insegnano. Anche se un uso improprio crea un effetto negativo. Fermiamoci a pensare al target, ai propri valori alle modalità di consumo e acquisto, alla strategia di comunicazione all’identità.  Torniamo ai fondamentali:  un’immagine o un video è più forte delle parole, ma a volte stampare una ricetta del mese dietro uno scontrino o la lista degli ingredienti a fianco dei gelati è più importante. Comunichiamo troppo o troppo poco, dipende quello che osservo è che a volte si comunica a caso. Resto convinta che il materiale p.o.p resti una grande risorsa. La vetrina dei tramezzini è sguarnita, un bel cartellino che dice  propone una soluzione, un’alternativa, che spiega trasforma una mancanza in un’opportunità.

#5 Progetto 

Ogni locale, ogni negozio deve avere la sua identità che si esprime attraverso colori, arredi, materiali, forme e design. Cosa importante deve essere costruito su misura, attorno al prodotto e all’idea di impresa. Non una cattiva copia del locale più di successo della piazza o anonimo, o un mix di attrezzature acquistate in una fiera di settore. A volte una vecchia trattoria di campagna emoziona più di un locale in città  bello ma freddo, la prima è autentica anche se i quadri alla parete sono di cattivo gusto.  Allora il progetto è sicuramente una voce su cui non risparmiare. Anche perchè se un locale, un negozio specializzato ha successo il format si può replicare.

Case history: eccellenza nel caffè. Il Flagship store Lavazza a Milano 

Vi propongo una bella  “case history”, il caffè è un grande amore tutto italiano e Lavazza, azienda leader ha aperto il suo flagship store nel cuore di Milano, in Piazza San Fedele. Un luogo dove degustare le creazioni e gli strumenti del centro studi di Lavazza, il Training Center di Lavazza, il più grande laboratorio dedicato al caffè a livello internazionale.

 

Lavazza flagshipstore

Visual merchandising per il food

Lo spazio è un Coffee Design  dall’atmosfera accogliente e raffinata. I momenti centrali sono dedicati  al breakfast e al  dessert.  Nel laboratorio di Coffee Design sono previsti eventi dove  assistere alle preparazioni e poi trasformazioni del caffè:  spugne e spume, caviali e Coffeetail, che rientrano nel Menù.  L’obiettivo dell’Azienda torinese che ha negli anni collaborato alla trasformazione della materia caffè con grandi chef come Ferran Adrià, Carlo Cracco, Massimo Bottura e Davide Oldani è creare uno spazio esperienziale dove il caffè diventa un’arte.

 

 

 

Visual merchandising e neuroscienze. Istruzioni per l’uso.

Uomini e donne hanno reazioni differenti davanti a una vetrina? La risposta è si. In questo post vi dico perchè.

Uno degli argomenti che mi appassiona di più è comprendere quali sono le differenze di comportamento tra uomini e donne in negozio o davanti ad una vetrina. Qualche risposta la trovo nel neuromarketing, incontro tra chi si occupa di neuroscienze e marketing. Il visual merchandising è uno strumento di marketing e possiamo rivedere alcuni criteri espositivi alla luce delle scoperte sul funzionamento del cervello.

Le emozioni dei consumatori al centro

Nel mio e-book  “Vetrina che fare”,  puoi scaricarlo, se non lo hai già fatto qui,  scrivo dell’importanza delle emozioni in vetrina.  In negozio siamo, attraverso i sensi  bombardati da stimoli,  che elaboriamo inconsapevolmente. Gli stimoli  provocano stati d’animo che ci portano ad agire e decidere.  Una vetrina troppo piena crea uno stress cognitivo.  Un  lay out poco leggibile,  percorsi poco visibili, troppe opzioni o troppo poche mettono il consumatore a disagio.  Il comportamento dei clienti  sarà di uscire dallo spazio il prima possibile . Il ricordo dell’esperienza sarà poco positivo e non torneremo volentieri in quel negozio. Tuttavia l’esperienza è vissuta in modo differente da donne e uomini. Quando parlo di cervello maschile e femminile mi riferisco alla nostra situazione genetica di partenza,  non a stereotipi sessuali o di genere.

neuroscienze e visual merchandising

Le neuroscienze aiutano il visual merchandising

Consumatori e consumatrici : 6 differenze

Ci sono delle differenze fisiche tra cervelli femminili e maschili , anche se la cultura o meglio le culture influenzano i comportamenti ed il  cervello è un organo plastico e cambia nel corso della vita. Le neuroscienze danno spunti interessanti per il visual merchandising:

  1. Nella corteccia frontale e prefrontale,  aree che controllano la presa di decisioni ci sono differenze di spessore.
  2. Le donne hanno un corpo calloso più sviluppato di quello degli uomini con una maggiore connessione tra gli emisferi, un link tra parte emotiva e razionale.
  3. Un numero maggiore di neuroni a specchio che favorisce  nelle donne una maggiore empatia.
  4. Gli uomini hanno una percezione spaziale migliore e preferiscono una comunicazione più legata all’immagine.
  5. Le donne hanno un numero maggiore di neuroni nell’area del linguaggio .
  6. La grandezza maggiore dell’area della corteccia prefrontale rende le donne più resistenti allo stress.

Applicazioni al visual merchandising

Vetrine al femminile o al maschile? Negozi separati? Possibile,  ci sono molti brand che aprono store separati . Il mio invito è a tenere presente,  in un concept, un allestimento le differenze.  Esistono sistemi di “face reader” per identificare chi abbiamo di fronte e mandare con un display digitale contenuti diversi. Chi lo ha sperimentato ha ottenuto risultati di vendita superiore rispetto ad una comunicazione “asessuata”.  E il lay out interno?  Prendiamo per buono che le donne siano più sensibili alle relazioni e che sopportino meglio lo stress, uno store per “lei” può sviluppare un percorso con punti di interazione,  relazione con prodotti, persone o comunicazione. Le donne possono tollerare meglio lo stress di un  lay out meno lineare e chiaro e preferire un percorso a isole o “free flow”. Il lay out invece a misura di ” lui” deve prevedere un percorso chiaro, facile ed intuitivo , con corridoi ampi e passaggi fluidi anche in caso di affollamento. Molto efficace è una comunicazione  prevalentemente di immagini che presenti intuitivamente i vari reparti.

Le differenze diminuiscono con l’età

Un punto interessante è che con l’età le differenze si riducono.  Invecchiando si perde un pò in capacità di concentrazione e si ha una diversa reattività agli stimoli . Negozi dedicati agli anziani? Non necessariamente,   ma  attenzione a lay out chiaro, alle attrezzature ergonomiche.  Il visual merchandising e la progettazione devono facilitare l’accessibilità al prodotto e considerare la  diversa mobilità delle persone ” grandi”. Pensiamo che,  in alcuni mercati, compreso il nostro i senior sono la maggior parte dei consumatori.  Ho fatto degli esempi,   ma questo post vuole essere un invito a verificare le scelte di visual merchandising con neuroscienze e neuromarketing.

Case history

La foto iniziale è il nuovo store di Julipet  noto brand di intimo e pigiameria maschile, che ha aperto ad aprile nel Quadrilatero della moda di Milano e lo fa in grande stile. Sessanta metri quadrati su due livelli in Via Verri 3. Da visitare anche alla luce di questo post.

 

Visual tour : il mio metodo e la mia esperienza

Il visual e retail tour è uno strumento formidabile di ricerca tendenze e training. Perché un visual tour sia efficace , va preparato:  ecco il mio metodo.

Il visual e retail tour è uno strumento formidabile di “cool hunting & training” . Per organizzarlo bene io seguo un metodo preciso. Nasce dalla mia esperienza.  Per prima cosa mi informo sui partecipanti , aziende e ruolo. Cerco di capire per loro cosa è più interessante da osservare sul campo . Poi creo un mix di proposte che mi permettano di ottimizzare tempi e spostamenti. Scelgo un tema come il “digital signage” e individuo gli store di diversi settori e formati che siano esempi eccellenti.  Il tema di un visual tour  può essere un format di retail . Si può organizzare un visual tour che preveda la visita di una selezione di “concept store”. Il focus può essere sui “department store” .

La scelta dell’itinerario

Un format per me interessante e di cui sono un’esperta sono i “pop up store”e “temporary store” .  “Temporary Store: la strategia dell’Effimero” è il libro che ho scritto nel 2010  . L’importante è scegliere sempre “case history” innovative ed esemplari. Mi è capitato di organizzare visual tour dedicati ad un settore. L’itinerario si sviluppa in più zone e format.   Milano non è solo la capitale del fashion.  Visual tour dedicati  alla gioielleria e orologeria di lusso oppure alla profumeria selettiva offrono  grande idee ed ispirazioni. Ci sono periodi dell’anno dove quartieri della città diventano protagonisti di eventi.  Per la  “Design week 2017″ , propongo  un visual tour è nei distretti di Brera  breradesigndistrict.it e Lambrate   venturaprojects.com. La scelta può anche cadere in una zona in espansione della città. L’itinerario che ho scelto per i partecipanti dell’Executive Master in Shopper Marketing & In Store Communication  di Popai Italia , si è sviluppato nella zona di Piazza Gae Aulenti.

Siviglia Visual tour Beauty

       Visual tour “beauty” 

Pianificare le visite

Una volta deciso il percorso , si contattano gli store. Dove possibile la visita si fa accompagnati da un responsabile interno. Prima di partire ai partecipanti spiego l’itinerario , racconto le ragione della scelta e faccio un breve storytelling dei marchi. Nel brief sottolineo gli  elementi da analizzare,  che condividiamo nel debrief finale a conclusione del visual e retail tour. Ci sono casi sopratutto in visual e retail tour organizzati su misura per una Azienda o con gli studenti , in cui preparo una scheda di osservazione. La griglia è  utile per dare un’oggettività maggiore all’esperienza. Per gli studenti , che magari hanno un approccio più teorico e meno esperienza pratica , la scheda di osservazione è importante per interiorizzare gli elementi da osservare, che  per gli addetti ai lavori sono sicuramente  più intuitivi.

La “design week 2017” sta arrivando

Sto preparando i miei prossimi visual tour per la “Design Week ” a Milano. Evento effervescente e stimolante . Possiamo andare assieme a “caccia” di ispirazioni.  Siete curiosi? Scrivetemi liberamente : milanretailstore@gmail.com .

 

Visual merchandising per la casa

Visual merchandiser per il mondo casa

Vendere prodotti  per il settore Home è entrare nei sogni e desideri dei clienti.  La casa è protezione , luogo di affetti e anche di lavoro . Chi  vende  articoli per la casa  come i negozi di biancheria e tessuti e/o oggettistica deve proporre una vendita ed un visual merchandising emozionale.

Vendere articoli  per la casa è più intimo che vendere prodotti per la persona, abiti e accessori sono pubblici , comunicano con l’ambiente sociale, mentre le nostre abitazioni rivelano chi siamo, il nostro cuore e il nostro gusto e generalmente è riservato alle persone che amiamo, famiglia e amici.

Il visual merchandiser che vuole specializzarsi in questo settore merceologico deve partire da questo punto. Nell’arredo casa ci sono articoli “freddi” come l’oggettistica,  che non si possono manipolare , dove sopratutto è fondamentale il ruolo delle attrezzature espositive , della tridimensionalità , del colore . Ci sono poi gli  articoli  “caldi” come la biancheria per la tavola, che si può esporre in molti modi diversi.

homi 2016. Oggettistica per la tavola

Homi 2016. Oggettistica per la tavola

Nel tessile una cura particolare va dedicata a  tessuti per arredo casa, venduti anche da confezionare In negozio e in vetrina é opportuno  tende già confezionate , poltrone o divani rivestiti per far vedere i prodotti finiti e dare idee al cliente.

Per le vetrine è  molto utile un calendario commerciale che segua la stagionalità e modalità di vendita  del settore. Le  vetrine si possono vanno cambiare  con minore frequenza del Fashion, anche una sola volta al mese. Le vetrine  di una catena trasmettono un’immagine riconoscibile e uniforme. Il  negozio indipendente e quasi sempre  multi-marca  può  fare vetrine a tema , dove convivono marchi diversi o dedicare una vetrina ad un solo brand. La scelta dipende dall’analisi del mercato e dall’offerta merceologica. Un consiglio: cercare sempre anche presentando brand diversi  coerenza di prezzo, stile e target.  Molto efficaci sono  vetrine  e  display interni che propongono un  cross merchandising: mix : oggettistica,  biancheria, decorazione.  Una bella tavola con piatti , bicchieri e posate a tema e coordinate aiuta il cliente a immaginare , cattura l’attenzione e emoziona. Il visual merchandiser  ha  molti spunti  da riviste di arredo, fiere come Homi, www.homimilano.com .

Le foto di questo post sono protette da copyright ©,   Roberta Campione  2016 ,    https://www.behance.net/robertacampione

visual merchandiser: il ruolo

Lavorare come visual merchandiser è una bellissima opportunità. Il visual merchandiser è un ruolo cercato da molte Aziende , fate una ricerca su  fashion job  http://www.fashionjob.it  o consultate le ricerche su linkedin , così scoprirete la ricerca di  visual merchandiser. Il visual merchandiser è, per me,  il regista della “shopping experience”.  ” Noi siamo quelli che stanno dietro le quinte, a lavorare per creare l’effetto complessivo, anche se sono i responsabili degli acquisti a scrivere la storia e forniscono il contenuto. Siamo quelli che devono infondergli la vita. “ ha detto Tony Morgan, https://www.facebook.com/Tony-Morgan-Visual-Merchandisng-191745601807/,  visual merchandiser di Selfridges , www.selfridges.com.  Ci vuole tanta passione, motivazione e competenze trasversali. In Italia il visual merchandiser è stato identificato  con il vetrinista fino agli anni 90. Un mercato competitivo e globale, il cambiamento nella struttura delle Aziende  portano il visual merchandiser a occuparsi di  vetrina e di lay out interno. Il visual merchandiser si occupa di store mono-marca , di corner, di showroom e di eventi.   Le mansioni del visual merchandiser sono diverse, il contesto aziendale definisce il profilo e lre opportunità di carriera.

la sede di IED Venezia

                       La sede di IED Venezia

Le competenze del visual merchandiser sono.: creatività  e problem solving , sensibilità per trend e marketing, saper formare e lavorare in un team, leadership,flessibilità  e molta  resistenza allo stress, velocità e manualità. Il visual merchandiser lavora con le mani, veste un manichino, con la testa , deve avere chiari tempi e priorità , con le persone in store o in Azienda. molti gli  sviluppi di carriera: Junior/senior  visual merchandiser ( reparto o store) ,Visual di area o zona,Visual di category ,Visual trainer,Visual merchandising coordinator,Store planner ,Grafic e Digital signage ,Visual merchandiser free-lance. Come prepararsi . è bene partire da quello che si sa per proprio percorso si studi. Un laureato/a  in architettura  può diventare un visual merchandiser dedicato allo store design, chi ha studiato come fashion designer può essere un visual merchandiser in store e lavorando con i buyer sviluppare visual book . Per formarsi un’opportunità a Venezia http://www.ied.it/venezia/scuola-moda/corsi-specializzazione/visual-merchandising/CCG2808I. Vi aspetto

 

Visual merchandising nel gioiello

IL VISUAL NEL GIOIELLO di Joyce Curtarelli 

Il settore del gioiello è in forte espansione. La vetrina riflette la natura del design del bijoux e del gioiello . Le imprese legate del settore si differenziano, distribuendo le diverse linee di prodotti in zone indipendenti. Il lay out merceologico diventa fruibile con  l’esposizione in corner dedicati. Tra i marchi che optano per l’organizzazione razionale dello spazio emergono Swarovski http://www.swarovsky.com, Rolex  http://www.rolex.com e Stroili http://www.stroilioro.com/it. Il lay out  a isola si conferma  il più usato e permette la creazione di zone a sé stanti divise per categorie merceologiche. I gioielli sono presentati su prop e rialzi in seta o velluto, che  donano linearità, movimento e ritmo espositivo, in vetrina, nelle teche o negli arredi centrali.

Vetrine Rolex Milano

         Vetrine Rolex Milano

Le attrezzature danno  valore aggiunto ed esclusività al bijoux e al gioiello.  Interessante il format del brand danese Pandora http://www.pandora.net/it-it che costruisce il proprio concept store intorno a temi specifici e inserisce il prodotto in un ambiente sofisticato, dove la cromia asseconda la filosofia del marchio. La corretta illuminazione enfatizza gli articoli, creando una presentazione accattivante. L’ampia vetrata d’ingresso conduce verso un ambiente luminoso e dal design essenziale ed elegante, e il concept architettonico si esprime attraverso la scelta di colori tenui e luminosi, design lineare, arredi e finiture bianco latte. In fondo al negozio un’area riservata e raffinata guida il cliente verso la scelta del gioiello desiderato.  Design innovativo, possibilità di consultazione del catalogo on-line direttamente in store, uniti al Marketing emozionale si rivelano gli ingredienti vincenti che guidano alla scoperta della collezione e degli highlights stagionali. Importante è ricordare alcuni principi di visual merchandising per gioiello e bijoux: le vetrine devono avere sfondi che favoriscano la leggibilità del prodotto, strutture come le teche che ne enfatizzino l’esclusività. E’  preferibile per la riservatezza nell’acquisto  e la sicurezza,  sopratutto nel luxury,  una struttura di vetrine chiuse , tamponate . Il gioiello e il bijoux sono articoli freddi, non modificabili,  quindi prop e supporti sono determinanti per valorizzare il prodotto. le strutture espositive all’interno devono partire da 90 cm da terra , per favorire la visione del cliente. Benissimo l’uso di decorazioni o materiali P.O.P , ma visto che gli articoli , gioiello e bijoux sono di piccole dimensioni , non devono prevalere sul prodotto. I criteri qui esposti si applicano anche agli orologi e sono validi sia per lo store monomarca che per i corner o le concession. Corner e concession , proprio perchè il settore cresce e quindi anche la concorrenza,  devono essere brandizzati e ben riconoscibili , sopratutto in grandi superfici come i department store.

vetrine Swarosky

                    vetrine Swarovsky

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

allestire lo showroom

Lo showroom D.A.T.E. a Milano

Lo showroom D.A.T.E. a Milano

Lo showroom è il cuore delle aziende . E’ il luogo dove le Aziende incontrano  buyer, retailer, giornalisti. Nello showroom si fa formazione di prodotto e per i visual merchandiser. L’allestimento dello showroom è importante durante le campagne per vendere e far comprendere ai partner o alla rete i mood delle collezioni e come esporre e valorizzare il prodotto. Nello showroom si realizzano i criteri espositivi che compongono i visual book. Lo showroom ancora prima del negozio è il teatro dove mettere in scena il prodotto e i brand. Una curiosità: Milano è la città al mondo dove si contano più showroom nel Fashion e Accessori. L’allestimento dello showroom cambia per le dimensioni e per le caratteristiche : spazi mono-marca o multi-marca , vicinanza alla sede dell’azienda o all’esterno, possiamo solo consigliare di sperimentare nuove proposte, di presentare anche tutto il materiale p.o.p  che accompagna le collezioni, di avere grande cura del dettaglio e dei materiali . In showroom infatti il cliente è sempre un addetto ai lavori , quindi ancora più esigente del cliente finale. In showroom , come cuore del brad o dei brand non possono mancare musica e profumo, un’essenza progettata su misura o le ultime fragranze del brand per avvolgere anche l’olfatto. Uno spazio food e drink dove possibile  è molto utile sia per le campagne vendita che per gli eventi. Milano è la sede per la nuova showroom di D.A.T.E.      http://www.date-sneakers.com/it/, dinamico brand fiorentino di sneakers e non solo . Lo showroom di D.A.T.E. è  nel rooftop di un palazzo storico in Corso Colombo 7 a Milano. Una location molto suggestiva e luminosa, con uno splendido terrazzo e una veranda a vetri. L’arredamento è  stile “conteporary underground”. L’evento d’inaugurazione è stato durante la scorsa settimana della Moda , a settembre 2015 con un  evento  organizzato in collaborazione con la Biblioteca della Moda di Milano http://www.bibliotecadellamoda.it/ e Urban Magazine  http://www.urbanmagazine.it/.

showroom D.A.T.E a Milano

Showroom D.A.T.E a Milano

 

visual merchandising e sportwear

Il  visual merchandising per lo sportwear offre nuove idee.  Lo spunto  nasce dal nuovo  flagship store di AW LAB. La location è Milano, Via Torino , nel cuore commerciale della città. La superficie di vendita si sviluppa su  400 metri quadrati divisi su due piani . Importante è il numero delle vetrine sono  14 e garantiscono una grande  visibilità in una via commerciale. In via Torino  sono presenti molti marchi.  La  progettazione è stata sviluppata all’interno dell’Head Quarter di AW LAB. Rappresenta la prima evoluzione del nuovo concept inaugurato la scorsa primavera a Roma in via del Corso. Il concept è costruto attorno al target :  giovane, dinamico  e contemporaneo. Caratterizzano il visual merchandising  neon grafici, videowall e la presenza impattante , con tinte vivace del logo di  AW LAB.  http://www.aw-lab.com/  Le trasparenze e le geometrie delle architetture d’interno, particolari e “tailor made” animano l’esposizione del prodotto in store e rendono estremamente piacevole e chiaro il percorso visivo.  Il flagship store di via Torino 22 è uno sneaker store. Lo store è un nuovo punto di riferimento e d’incontro per gli appassionati di sneaker alla ricerca di edizioni limitate, ultime novità e modelli esclusi. AW LabIl flagship store  AW LAB di via Torino per location scelta ed estetica è una vetrina importante anche per i brand sportswear internazionali presentati nello store.  I marchi sono ospitati in corner dedicati, cosi da rendere chiaro il lay  out merceologico e semplificare le scelte dei clienti. Nel settore infatti i marchi come Nike o Adidas sono “love marks” con i propri appassionati. A completare l’offerta e ad animare il percorso visivo sono presenti anche capi di abbigliamento ,  inseriti a parete o in strutture a terra.  Il visual merchandising e il concept presentano un ottimo bilanciamento, difficile  nel retail multi-marca tra l’insegna , rappresentata da una forte presenza del  logo di AW  LAB e il pay off “ play with style” dell’Azienda e la valorizzazione dei marchi presenti, che generano traffico e attrazione in store.  Buona per la leggibilità del prodotto la scelta cromatica, il colore principale è infatti un grigio chiaro sfumato che da un tocco “urban” a tutto l’ambiente.

 

visual merchandising per il menswear

La nuova boutique Lubiam in via della Spiga

Autrice Joyce Curtarelli Visual Merchandiser

Il visual dedicato al menswear segue logiche e dinamiche espositive proprie.Nel panorama del menswear  tra i brand di lusso che incarnano l’eccellenza sartoriale ,in forte crescita e capaci al contempo di combinare il fattore distintivo con l’immagine sul punto vendita, emerge LUBIAM. www.lubiam.it L’azienda nasce a Mantova nel 1911; fedele alla tradizione e capace di continuo rinnovamento, definisce la propria “Call to-action” con  strategie visive e di  retail innovative, nel rispetto del DNA e della filosofia aziendali.Heritage e contemporaneità caratterizzano  il nuovo concept del flagship store in Via della Spiga, 30, Milano.La vetrina riprende elementi di “still life”, sapientemente combinati all’atmosfera, al design e al prodotto.L’ingresso e la vetrina sono racchiusi tra  colonne,  capitelli e archi come in un palazzo antico. .

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         Il flagshipstore L.B.M 1911 

Internamente lo store si divide in più spazi che ospitano i quattro brand dedicati al menswer: Luigi Bianchi Mantova, L.B.M 1911, Giozubon e Lubiam 1911 Cerimonia.In un’atmosfera ricercata si inseriscono le diverse collezioni, esposte seguendo gradazioni cromatiche che vanno dal bianco al nero, passando per le nuance del grigio e del blu.Le giacche si coordinano sapientemente a camicie, cravatte, pantaloni e doctor bag, suggerendo  un perfetto e attuale total look.Elementi visivi e strutturali si fondono tramite una lineare successione degli ambienti.Sottili stand e scaffali dai colori caldi incorporano le luci a LED che dall’alto illuminano e riflettono gli spazi e le collezioni. La luce diffusa si fonde con quella calda dei moderni lampadari a raggiera.Lo stile risulta fluido e lineare, attraverso  l’uso di contrasti e decorazioni ad hoc.L’alternanza di volumi e materiali permette  un’esperienza sensoriale immediata, in un raffinato equilibrio che esprime la filosofia e l’essenza del brand mantovano.

 

visual merchandising per la lingerie

Autrice Joyce Curtarelli, visual merchandiser 

In passato, fino alla seconda metà del XX secolo, la lingerie era raramente esposta in spazi che potessero essere condivisi ed esplorabili dal cliente. Scarsamente teatralizzata,  veniva rilegata in raffinate scatole che ne celavano il contenuto.L’evoluzione del marketing e il passaggio da un’economia di servizi a quella dell’esperienza hanno messo in luce le accresciute esigenze del consumatore e reso prioritaria l’operazione di valorizzazione del brand attraverso scelte espositive ad hoc.Gli attuali criteri di set up nell’ambito della moda e del design hanno influenzato anche l’universo della lingerie.

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In linea con la tendenza contemporanea attualmente anche nell’ambito dell’universo lingerie ,  i set di elementi modulari hanno reso possibile una veloce rotazione negli allestimenti e una forte integrazione spazio-visiva con il resto del negozio. Smart è  l’approccio di Intimissimi, Yamamay e Tezenis che, fedeli al loro dna, si rivolgono ad un target giovane e dinamico; la comunicazione visiva diventa più immediata e il layout lineare e funzionale rende il prodotto fruibile attraverso la distinzione cromatica, la divisione per taglie e per occasione d’uso.I sofisticati marchi Chantelle e Victoria’s Secret (imminenti le aperture di quest’ultimo anche in Italia, Milano), d’altro canto, optano per la forza espressiva di immagini, foto e video, capaci di veicolare e potenziare il messaggio e la comunicazione, in una perfetta “Visual storytelling”. Per concludere un’occhiata alle  tendenze moda lingerie  della stagione PE 2015:  ricami di pizzo e stampe floreali, declinati nei colori decisi e brillanti o pastello e nuetri, vengono esaltati in vetrina da videowall e banner; creano un punto focale immediato e permettono la comunicazione tra vetrina ed interni, dove il prodotto interagisce con l’ambiente circostante immerso in un’atmosfera multisensoriale.