Negozi indipendenti idee e storie in vetrina

Il visual merchandising è per i negozi indipendenti un grande alleato. Grazie ad un’esperienza concreta , un workshop che ha visto protagonisti i negozi indipendenti, ho individuato le conoscenze tecniche più adatte e le idee più importanti per allestire le vetrine dei negozi indipendenti. Siamo circondati da marchi e prodotti per fare la differenza in vetrina servono emozioni,storie e un … calendario.  Per superare i limiti del budget idee e cooperazione tra negozi indipendenti di diversi settori. In questo post, il racconto di un’esperienza illuminante.

Ho partecipato con grande entusiasmo, come relatrice al  primo “Brand Festival” di Jesi.  Il workshop ”  Comunicare l’identità attraverso la vetrina” era dedicato ai negozi indipendenti del centro storico di Jesi.   Il focus la vetrina, che rappresenta il media più potente per attrarre, interessare , far entrare nuovi clienti e aumentare le visite dei clienti fidelizzati. Nel workshop , a cui hanno partecipato negozi di settori diversi,  ho toccato questi punti :

  • il ruolo del visual merchandising
  • gli obiettivi in vetrina
  • la costruzione della vetrina
  • visual tour e tendenze

Gli obiettivi di una vetrina

Ho trovato molto adatta questa definizione di visual merchandising :” Il Visual merchandising è ogni cosa il cliente vede , all’interno e all’esterno e che crea un’immagine positiva del business e porta risultati di attenzione,  interesse, desiderio e azione da parte del cliente “. E’ una perfetta sintesi   perchè già riassume gli obiettivi di una vetrina e di ogni azione di visual merchandising. Aggiungo che per i negozi indipendenti in vetrina l’obiettivo è raccontare la propria storia e comunicare da subito la differenza di servizio e di esperienze, rispetto a realtà più strutturate. Dietro a un negozio indipendente c’è un legame con il territorio, conoscenza di prodotti, un saper fare che si trasmette a volte da generazione in generazione.  I prodotti sono importanti, ma è altro a fare la differenza.

Come costruire la vetrina

La mia esperienza mi ha portato ha sintetizzare in queste parole chiave , gli elementi più importanti per la vetrina di successo :

  • Coerenza
  • Comunicazione
  • Calendario
  • Conoscenze tecniche
  • Contesto
  • Co-branding

Ho affrontato alcuni temi nel mio e-book , “Vetrina che fare”, in questo post mi concentro su l’importanza del calendario e su come superare il limite del budget, attraverso il co-branding .

Fare un calendario per vetrine di successo

Sono consapevole che per i negozi indipendenti è complicato fare un calendario vetrina, ma pianificare offre moltissimi vantaggi. Il primo? Distribuire bene il budget da destinare alle vetrine , che spesso è un punto critico. Progettare un calendario vetrine permette di avere più tempo per cercare fornitori e fare delle scelte più mirate, come investire le risorse in quei periodi commerciali dove è più importante per i negozi indipendenti attrarre clienti attraverso la vetrina. Il calendario è utile anche per seguire un tema, una storia, corente con l’immagine e l’identità del negozio indipendente. Progettare il calendario permette di trovare idee  in anticipo e avere così il tempo di cercare scenografie o soluzioni per realizzarle. Nel workshop di Jesi i partecipanti,  lavorando assieme,  hanno creato delle macro-progettazioni per vetrine emozionanti e attraenti.

co-branding per i negozi indipendenti

Trovare idee per le vetrine. Lavoro di gruppo nel workshop di  Jesi.

Un punto centrale è che i negozi indipendenti diventano più forti se si alleano. Lo ripeto sempre e continuerò a farlo, nei momenti critici si vince con la “cooperazione” non con la competizione. Ecco perchè il co-branding è un’ottima soluzione.

Usare il co-branding per vetrine “da sogno”

I negozi indipendenti sono fortemente legati al territorio e conoscono i clienti quasi uno ad uno. Per la loro struttura imprenditoriale sono più flessibili rispetto alla GD/GDO, ma hanno a volte scarsità di budget da investire. Una soluzione c’è allearsi tra loro. Fare partnership per eventi, comunicazione e vetrina. Co-marketing e co-branding per realizzare vetrine d’impatto. Logico che questo avvenga tra negozi di settori diversi. Faccio l’esempio del fioraio e della profumeria indipendente, è bellissimo arredare anche il proprio esterno con piante e fiori freschi, profumano e abbelliscono un marciapiede. Ecco che un fioraio può decorare l’ingresso la vetrina di una profumeria, facendosi conoscere da clienti diversi. Un negozio di oggettistica per la casa, può, invece, in una vetrina dedicata alla tavola presentare delle torte di una piccola pasticceria, così la pasticceria può per presentare le sue torte utilizzare supporti del negozio di oggettistica per la casa. E gli esempi possono continuare. Idee e coraggio e un occhio al visual merchandising, sempre.

E-book free “Vetrina che fare !”

Il mio e-book “Vetrina che fare! ” contiene esempi e consigli utili da applicare  subito in vetrina . Uno strumento perfetto per negozi indipendenti, visual merchandiser e curiosi . In questo post troverete  una descrizione dei contenuti, l’indice e come scaricare  “Vetrina che fare!” nella pagina dedicata.

E-book : i contenuti

Dove troverete  molti esempi e consigli utili per realizzare allestimenti di effetto.  La  vetrina è uno strumento affascinante e pericoloso, perchè  è  una scatola magica, un teatro.  Il visual merchandiser  gioca, racconta storie e così fa vivere i prodotti. La vetrina è lo strumento privilegiato per un negozio indipendente e anche per  altri esercizi commerciali  : istituti estetici, agenzie immobiliari, agenzie di viaggi.  In sintesi tutti i negozi , con la vetrina , trasformano i passanti in clienti. Osservo un interesse per il visual merchandising, in settori diversi , un esempio: le farmacie. Visual merchandising per le farmacie? Una sfida possibile. Un tema per un prossimo e-book.

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Leggere la vetrina

Vetrina Lorena Antoniazzi, Boutique Cortina dicembre 2016 

La vetrina è lo strumento privilegiato di marketing e promozione del punto vendita. Luogo di storytelling , trasmette il DNA del brand. Il suo obiettivo principale è attrarre , creare emozioni e desideri ed aumentare il traffico in store. Per una catena è strumento di marketing , comunica immagine, posizionamento e identità e  attraverso un’analisi dei dati e risultati , offre informazioni su target e mercato.

Leggere la vetrina

Propongo  nei miei corsi due chiavi di lettura di una vetrina:

1)emozionale

2) tecnica

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Vetrine : “storytelling “

di Joyce Curtarelli 

Le vetrine di  Corso  Vittorio Emanuele II, a Milano, sono un ottimo “retail tour” per i visual merchandiser Eleganti, preziose e delicate le vetrine  di Luisa Spagnoli,  http://www.luisaspagnoli.it/ .  Il forte impatto visivo è dato da:

  •  un’ atmosfera sofisticata,  con cromie tenui,
  • la presenza del  rosa quarzo, colore di stagione  e da schemi di colore analoghi
  • costruzione coerente delle vetrine ad angolo
  •  la  distribuzione uniforme dei manichini  crea equilibrio ottico e attenzione sui punti focali

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Vetrine di Natale

Vetrine di Coin, C.so Vercelli a Milano 

Un giro di vetrine a Milano.  Key words: tradizione e  minimalismo. Le vetrine a milano sono state allestite in ritardo rispetto al natale 2014 e all’insegna di sobrietà e minimalismo. Il lay out interno presenta molte idee regalo nella parte anteriore, zona platino degli store.  Le decorazioni sono sobrie,  con allestimenti in colori tradizionali: nella cartella cromatica dei  metalli prevale l’oro sull’argento , bianco e colori ispirati ad un natale “classico” verde e rosso. Una panoramica dei materiali usati nelle vetrine:  molte vetrofanie , facili da applicare e grazie all’evoluzione dei processi di stampa , macchine in grado di stampare su grandi formati , texture eccellenti e personalizzate. Le vetrofanie  sono perfette per un mercato in lieve ripresa,  ma dominato anche per gli scenari politici ed economici da grande incertezza . Non si osa, non si rischia , non s’impone al cliente il Natale.  Abbiamo visto esempi interessanti nelle gioiellerie, un’idea regalo perfetta in tempi difficili e nel food . La moda , ci riferiamo a marchi del fast fashion come Ovs, H&M e Benetton , non al lusso,  resta molto focalizzata su vetrine dedicate al prodotto, dove le scenografie sono quasi assenti mentre si privilegiano materiali pop , banner, cartelloni, pannelli retro-illuminati;  insomma un Natale che privilegia la bi-dimensionalità , sulla tridimensionalità. Creare scenografie nelle vetrine nel Natale 2015 non è frequente.  Spesso l’edificio stesso diventa vetrina , con decori sulle porte degli store, semplici:  rami bianchi, giochi di  luci , decori sulle finestre . In genere messaggi semplici ed immediati. E’ un Natale  sobrio , di sogni e simboli realistici ,  un invito a comperare ad entrare e curiosare non un’imposizione. Da parte nostra il blog di  www.milanretailstore.com va in vacanza ci ritroviamo nel 2016 , che sia un Anno pieno di creatività e soddisfazioni per il visual merchandising e il retail con nuovi post. grazie a tutti a chi ci legge e a chi ci leggerà.

dicembre vetrine

 

La stagione dei saldi

Come affrontare la stagione dei saldi? in questa fase di mercato i saldi sono attesi dai clienti e dai retailer. Per i visual merchandiser i saldi sono un momento impegnativo per la preparazione ma anche per la gestione di un allestimento che comprende una parte di store allestito per i saldi e l’ingresso della nuova collezione . Infatti proprio per sfruttare il maggior traffico in store generato dai saldi le aziende del Fashion anticipano sempre di più ingressi delle nuove collezioni che già risultano esposte ed ambientate in vetrina. Quindi il primo consiglio è sfruttare la maggior presenza di clienti in store per iniziare a presentare e vendere la nuova collezione cercando di delimitare bene nel lay out le aree. Le zone calde nelle prime due settimane di saldi vanno destinate alla “vecchia” collezione , poi si può iniziare a restringere e far arretrare gli articoli in saldo per mettere in evidenza , anche  in  vetrina i nuovi arrivi. Per non confondere il cliente le aree di nuova collezione e di saldi devono essere ben divise anche con il materiale  di comunicazione. Il display l’allestimento deve, assecondare  desideri  e comportamenti d’acquisto dei clienti. Nei saldi i clienti cercano sopratutto l’occasione e sono sensibili alle comunicazioni prezzo. quindi su questo si deve puntare.  Per  velocizzare le scelte si può adottare un esposizione a famiglia , a funzione. Lasciando magari solo qualche tema es. il jeans con la solita esposizione a mondo e proporre degli outfit. Ordine nel negozio e riassortimento costante aiutano la vendita. Con questo tema il nostro blog va in vacanza e vi da appuntamento a settembre , per nuovi trend in vetrina e nuovi store.

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i segreti del manichino

La parola manichino deriva dall’olandese “manneke” che significa piccolo uomo, che poi si evolve nella parola francese “mannequin”.  I precedenti dei manichini sembrano risalire già al 1500, figure in somiglianza di Madonne o sacre , da usare nelle rappresentazioni mentre nel 700 , nella sartoria si utilizzavano delle piccole figure, quasi delle bambole dove in scala presentare le creazioni. A Venezia  i manichini erano chiamati “piavole de Franza”, bambole. Alla metà del 1800 quando nascono i primi department store con le  prime vetrine come spazio proprio e l’uso della luce artificiale, si diffonde l’uso dei manichini antropomorfi per presentare gli abiti alla moda,  realizzati con diversi materiali come la cera , la cartapesta il legno. I volti compaiono a integrare i  manichini sartoriali. Spesso i tratti del viso sono ispirati o imitano le personalità del tempo, con effetto di attrazione e interesse . In questo periodo il manichino è un semplice supporto, a volte è una sagoma senza testa, spesso in fil di ferro o vimini. E’ solo a partire dai primi del 900 ,  che il manichino si struttura e ha una maggiore diffusione , mentre si sperimentano  nuovi materiali. Negli anni venti debuttano anche figure maschili  e i volti , il “trucco e parrucco” riflettono le caratteristiche del tempo.  Gli anni 40 sono caratterizzate da forme austere , riflesso del periodo bellico mentre la rinascita del dopoguerra si esprime in pose ed espressioni più sorridenti e forme in carne.  A partire dagli anni 70 anni 80 con la diffusione e lo sviluppo di punti vendita mono-marca  il manichino viene personalizzato dai brand e in alcuni casi disegnato personalmente dagli stilisti.  con il risultato che alcuni sono delle vere e proprie opere d’arte dove l’estetica prevale sulla funzionalità. Il manichino aiuta la rotazione del prodotto, capi e accessori esposti sul manichino si vendono 4 volte in più di altre esposizioni . La figura antropomorfa , il volto catturano l’attenzione immediata in vetrina e animando il lay out all’interno dello store , il cliente si deve identificare quindi il primo segreto è costruire un manichino sul target , con taglie, struttura fisica , caratteristiche adatta al mercato di riferimento.

manichiniLa Rosa per Agnona

manichini La Rosa per Agnona

Personalizzazione vuol dire che devono riflettere per stile, pose , colori, materiali il brand e il mood delle collezioni. C’è la possibilità di fare dei “refresh” intervenendo anche con delle vernici per rinnovare la texture. Manutenzione : cura del dettaglio e maneggiare con cura uno strumento così importante e a volte delicato . Formazione sulle vestizioni , ma su come smontare e montare correttamente un manichino, sul come posizionare perfettamente” trucco e parrucco.” Interazione, in vetrina e in store si creano dei gruppi di manichini , che devono interagire nelle pose tra loro , quindi attenzione alla composizione. Si possono acquistare manichini meravigliosi , ma se disposti male troppo distanti o senza rispettare raggruppamenti o tridimensionalità il risultato è scarso. Una buona pratica è acquistare i manichini in gruppi dispari e già pensando a come farli interagire tra loro.